Joaquin Guzman detto El Chapo sarà molto probabilmente estradato negli Stati Uniti d’America. Il narcotrafficante è ricercato dagli Stati Uniti per diversi reati che vanno dall’omicidio all’traffico di droga e dall’associazione a delinquere fino al possesso illegale di armi. El Chapo, capo indiscusso del potente cartello di Sinaloa, è stato definitivamente arrestato all’inizio del 2016, dopo la sua ultima rocambolesca fuga dalla prigione di El Altiplano, vicino a Città del Messico.

Il governo del Messico si era già espresso in modo favorevole alla richiesta di estradizione di El Chapo avanzata dagli Stati Uniti d’America

Nello scorso mese di maggio, il governo del Messico si era già espresso in modo favorevole alla richiesta di estradizione del boss avanzata dagli Stati Uniti d’America.

Ieri, il Tribunale della Città del Messico ha rigettato tutti i ricorsi presentati dai difensori del narcotrafficante aprendo la strada alla definitiva estradizione negli Usa, anche se i legali di El Chapo hanno già annunciato che presenteranno regolare appello contro la decisione assunta. Dagli Stati Uniti, inoltre, fanno sapere che l’estradizione del pericoloso criminale, secondo quanto prevede lo stesso governo messicano,  potrebbe avvenire tra gennaio e febbraio 2017. Infatti, con l’appello il procedimento rimarrebbe sospeso fino a sentenza definitiva. E i tempi di un ricorso del genere variano dai tre ai sei mesi.

El Chapo pronto a giocarsi anche la carta dei diritti umani

Non solo, a quanto trapela, il boss, pur di non finire nelle mani della giustizia statunitense, sarebbe pronto a giocarsi tutte le carte possibili(giuridicamente parlando).

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Pare infatti che nel caso in cui anche il ricorso contro la sentenza di ieri venga rigettato, i legali del boss potrebbero addirittura intentare una battaglia per i diritti umani basata sulle sue presunte pessime condizioni di salute del boss, causate anche dalle condizioni durissime cui sarebbe sottoposto. El Chapo, sempre in isolamento, avrebbe lamentato anche dei pesanti disturbi di memoria. Insomma, l’estradizione del pericoloso narcotrafficante è sempre più vicina, ma non ancora del tutto certa.