Meglio in carcere che in casa con la propria mamma, avrà pensato Marco Zola, 25 anni, di Galtelli, da mesi costretto agli arresti domiciliari nell’abitazione del genitore. Il giovane, ieri mattina (giovedì), si è stracciato dalla caviglia il famoso “braccialetto elettronico” che permette alle Forze dell’Ordine di localizzare la persona che lo porta, in ogni luogo in cui si sposta. Era esasperato e arrabbiato dopo l’ennesimo litigio con la madre con cui convive suo malgrado dopo la condanna. “Ora finalmente mi vengono a prendere”, avrebbe urlato il giovane al genitore quasi in segno di vittoria.

Arrivano i Carabinieri

E così è stato. Dopo la segnalazione inviata dal dispositivo elettronico l’intervento dei Carabinieri del paese è stato immediato. Allarmati per la spia rossa che lampeggiava e che segnalava un problema, i militari si sono infatti fiondati nell’abitazione del giovane pensando che si fosse dato alla fuga. Qui invece hanno avuto la particolare sorpresa. Marco Zola non era scappato. Anzi, quando sono arrivati i Carabinieri nell’abitazione della madre ha quasi tirato un sospiro di sollievo accogliendo i militari a braccia aperte. “Portatemi via da qui. Non riesco più a vivere con questa donna. Preferisco il carcere a questa convivenza forzata”.

Accusato di tentata rapina

Lo scorso 20 maggio Marco Zola era stato arrestato dai Carabinieri di Siniscola perché accusato di aver tentato di rapinare un anziano del paese.

Il giovane con il volto coperto e armato di coltello, secondo quanto ricostruito dai militari, si era introdotto nell’abitazione di un uomo di 63 anni e l’aveva minacciato di morte se non gli avesse consegnato soldi, gioielli e qualsiasi oggetto di valore. La reazione della vittima però era stata rapida e decisa. L’uomo, infatti, non si era fatto intimidire e aveva iniziato ad urlare, attirando l’attenzione dei vicini di casa che erano subito andati in soccorso.

Zola però era riuscito a fuggire e a far perdere le sue tracce. Soltanto grazie alle indagini dei Carabinieri si era riusciti a risalire all’autore della tentata rapina che, dopo la condanna, era stato processato e costretto a espiare la sua condanna agli arresti domiciliari a casa della mamma. Che ieri ha rinnegato.