Clint Eastwood, Fred Ward e Jack Thibeau si saranno effettivamente interrogati sulla pianificazione, sui rischi e sulle probabilità di successo di un’evasione, mentre erano impegnati nelle riprese del celebre film Fuga da Alcatraz, vera e propria pietra miliare del genere prison movie. Ebbene, proprio come i personaggi da loro interpretati, nella prima mattina di oggi giovedì 27 ottobre tre detenuti sono riusciti a eludere i sistemi di sicurezza del carcereromanodi Rebibbia Nuovo complesso, dandosi poi alla latitanza.

Purtroppo, però, la vicenda è estremamente seria, anche tenendo conto della suggestione hollywoodiana: rispetto a Frank Morris e ai due fratelli Anglin, accusati di possesso di narcotici e rapina a mano armata, i tre attuali fuggitivi sarebbero tre pericolosi individui di nazionalità albanese, rispettivamente di età pari a 35, 38 e 40 anni, di cui un ergastolano condannato per omicidio, e gli altri per tentato omicidio e sfruttamento della prostituzione.

Tutto si sarebbe svolto nell’arco temporale tra le 6 e le 6:15 di mattina, complice anche il caos generato dall’arrivo, durante la notte, di 39 detenuti provenienti dal carcere di Camerino, colpito e danneggiato dalle scosse di terremoto.

L'ingegnosopiano dei fuggitivi

Approfittando della confusione, i tre prigionieri irrequieti avrebbero messo in atto il loro piano elaborato: avrebbero segato le sbarre della propria cella, coperto il varco con una maglietta stesa ad asciugare, posizionato delle sagome di cartone sulle tre brande in modo da ingannare lo sguardo di un eventuale secondino transitante durante la notte, raggiunto il muro di cinta all’altezza della garitta (la costruzione atta a proteggere le sentinelle dalle intemperie) numero 3 sul lato Tiburtina, e aspettato il momento giusto per calarsi fuori dall’istituto tramite una fune fabbricata a mano con lenzuola annodate e bastoni di legno, probabilmente manici di scopa.

Arricchito di una quarantina di nuovi arrivi provvisori, ma alleggerito di tre presenze, è rimasto alle loro spalle il carcere di Rebibbia Nuovo complesso, e nello specifico il blocco G9 nel quale i cittadini albanesi erano stati collocati, reparto normalmente destinato a detenuti in condizione “precauzionale”, ovvero quegli individui che per svariate ragioni, dall’aver commesso reati a sfondo sessuale su donne o minori all’essere stati in precedenza agenti di polizia, potrebbero incontrare dei rischi nel vivere insieme al resto della comunità carceraria.

Ora le indagini per rintracciare e ricondurre all’arresto i fuggitivi sono nel pieno del loro concitato sviluppo, ma certo, quel che lascia un senso di amaro sul palato è che in passato, proprio da quel lato del muro di cinta, si erano già verificati episodi di riuscita evasione.