Aumenta la paura in questi giorni, nel sud-est degli Stati Uniti dove arriverà l'Uragano matthew fra giovedì e venerdì, probabilmente gli stati più in pericolo saranno Florida, Georgia, South Carolina e North Carolina. Secondo l'Hurricane Centre, Matthew sarà la tempesta più forte a colpire gli Stati Uniti nell'ultimo decennio, Obama avverte "si può riparare e ricostruire, ma non si può riportare indietro una vita persa". 

La situazione nei Caraibi

Durante il suo tragitto Matthew ha già provocato molti danni, soprattutto ad Haiti dove si sono contati 19 morti (25 complessivamente in tutta la zona dei Caraibi) e più di 32.000 sfollati, in uno stato dove parte della popolazione vive ancora in capanne o soluzioni abitative provvisorie (successivamente al sisma del 2010).

Ora il pericolo è passato ma ci sono molti edifici rimasti danneggiati e le comunicazioni nell'isola sono interrotte, inoltre l'organizzazione umanitaria Oxfam avverte "attenzione alle acque inquinate poiché potrebbero essere vettore di pericolose epidemie". Fortunatamente, a Cuba e nel resto dei Caraibi i danni sono stati contenuti.

I rischi della Florida

In questi momenti Matthew sta attraversando l'arcipelago delle Bahamas, nei prossimi giorni arriverà in Florida e potrebbe colpire le coste statunitensi con venti oltre i 230 km/h, con rischio di inondazioni su parte della costa atlantica. Per prevenire parte dei danni sono stati cancellati tutti i voli verso Miami, Fort Lauderdale e Palm Beach e sono state chiuse più di 50 scuole. "Questa è una tempesta pericolosa, non è mai troppo presto per evacuare, andate via prima che sia troppo tardi e non metterete a rischio inutilmente la vita dei soccorritori.

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Organizzatevi e andatevene, questo può fare la differenza tra la vita e la morte" spiega Rick Scott governatore della Florida.  Si prevedono tra i 10 e 15 miliardi di dollari di danni, inoltre ci sarà l'interruzione della corrente per almeno tre giorni, per prevenzione sono già stati emanati gli ordini di evacuazione, la Croce Rossa aprirà 97 rifugi e si sono mobilitati gli uomini della guardia nazionale.