Una delle sue ultime foto, un'immagine struggente, immortalava un ragazzino con un pila di libri tra le braccia come fosse il fagotto di un neonato. Tutt'intorno macerie, distruzione, fumo. La casa di quel ragazzino, in Libia, non esiste più. E da ieri neanche l'autore di quello scatto così triste e così bello. Jeroen Oerlemans era un fotogiornalista olandese, aveva 45 anni, una moglie e tre figli che oggi lo ritrovano cadavere nell'ospedale di Misurata. Doveva ricongiungersi ben presto ai suoi cari, ma ieri, domenica 2 ottobre, è stato freddato da un cecchino mentre si trovava a Smirte, roccaforte dell'Isis, al seguito di un gruppo di sminatori, in una zona che si credeva sgombrata dai miliziani.

Nel 2012 era stato rapito dai jihadisti dell'Isis nella regione settentrionale della Siria, ma liberato dopo pochi giorni. Diversa sorte toccò, in quell'occasione, al suo collega e coetaneo John Cantlie, di cui ancora oggi non si hanno notizie certe.

Il tributo del ministro

A rendergli onore oggi anche Bert Koenders, ministro degli Esteri del suo paese. A lui ha dedicato parole commosse: 'Oerlemans era un giornalista che non aveva timore di spingersi nei luoghi laddove gli altri si fermavano, motivato dalla voglia di documentare in immagini i tormenti del mondo. Se ne è andato un grande fotografo'. Oerlemans aveva studiato Scienze Politiche ad Amsterdam e si era successivamente specializzato in fotogiornalismo a Londra. Come fotografo freelance, ha lavorato in Afghanistan, Haiti, Pakistan e in paesi del Medio Oriente come Iran, Iraq, Libano e Siria [VIDEO].

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In passato era stato anche in Sudan e, da settembre, si trovava in Libia, paese che avrebbe lasciato nel giro di poco per tornare ad Amsterdam, città in cui viveva con la moglie e tre figli ancora molto piccoli. Le sue fotografie sono comparse sul Guardian, sul Time, sull'Herald Tribune, solo per citare le testate più rinomate. Eike den Hertog, collega ed amico, lo ricorda come 'un fotografo di guerra sempre prudente'. Disgraziatamente, però, non è bastato.