Nelle sue opere cinematografiche ha sempre lanciato pesanti denunce sull'operato della politica estera statunitense. Oliver Stone è un reduce del Vietnam e le sue accuse a quella che venne poi definita una "sporca guerra", sono contenute in alcune sue celebri pellicole degli anni '80, come "Platoon" o "Nato il 4 luglio". In occasione della presentazione alla Festa del cinema di Roma del suo ultimo film, "Edward Snowden", Stone ha praticamente sparato a zero contro tutti: tra i suoi principali bersagli c'è la candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton.

"In Europa siete tutti sconcertati per la candidatura di Donald Trump - dice il regista newyorkese - ma Hilary Clinton non è certamente meglio, perché raoppresenta il peggio del sistema statunitense in tutte le sue forme. Quando sarà presidente degli Stati Uniti, sarà certamente più dura e militarista di Barack Obama. La Clinton è tra i responsabili di ciò che è accaduto e sta accadendo in Iraq, Siria, Libia ed Honduras. Da lei non possiamo attenderci uno spirito riformista".

'Attenzione ai cellulari'

Il nuovo film di Oliver Stone è incentrato sulla figura di Edward Snowden, il geniale hacker al servizio di Washington fino al 2013, diventato poi un autentico 'virus' per il sistema statunitense dopo aver denunciato il sistema di controllo messo in atto dalla NSA (l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale) nei confronti di mezzo mondo. Un servizio che si avvaleva dell'uso delle moderne tecnologie, dai social network ai telefoni cellulari.

In merito, Stone sottolinea che ancora oggi "dobbiamo stare attenti ai nostri cellulari perché siamo tutti schedati e sospettati di reati che allo stato attuale non ci sono ma potrebbero divenire tali". Relativamente a Snowden, oggi esule in Russia e visto da molti americani come un "traditore", il 70enne regista spiega il suo punto di vista esposto nel film. "Gli americani non hanno mai capito ciò che è accaduto perché il sistema di informazioni che è stato fornito da questo giovane hacker è complesso e di difficile comprensione per le masse".

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