hikikomori è un termine giapponese e significa “isolarsi”, “mettersi in disparte”: sono i giovani che decidono di auto-escludersi dalla vita vivendo come eremiti nella propria stanza. Sembra incredibile, ma è un fenomeno diffuso e riguarda giovani tra i 17 e i 39 anni, che decidono di non uscire più di casa e vivere la loro vita in camera davanti ad un pc. Rifiutano qualsiasi contatto sociale e anche coi familiari non interagiscono. L'unica interazione che hanno è con la rete. Perché? Cosa spinge questi giovani a rifuggire dalla vita e vivere in una bolla di solitudine?

Non è solo la dipendenza sempre più forte da Internet; alla base della “chiusura” di un Hikikomori troviamo un senso molto profondo di vergogna di sé. E' per colpa di questo disagio che così piano piano staccano con il mondo reale per rinchiudersi in quello virtuale, dove non si sentono giudicati e sono protetti. Niente più scuola, né amici, l’unico interlocutore è il pc, che diventa il muro tra loro e la realtà. La cosa sorprendente è che non si parla di disturbi mentali o di persone affette da depressione, ma è un fenomeno, uno stile di vita che coinvolge tantissime persone nel mondo.

La vita di un Hikikomori: Francesco, 16enne romano

Francesco (nome di fantasia) ha 16 anni e vive a Roma. Da tre anni vive chiuso nella sua camera, non esce più, nemmeno per mangiare.

La madre, disperata, racconta delle sue giornate tutte identiche: “si sveglia alle 14,30, niente pranzo, un po’ di giochi come Fifa 2016, un po’ di serie come "Lost" al tablet. Quindi una veloce merenda sempre in camera. A cena quando, raramente, è di buon umore esce, prende il cibo e rientra. Ma più di una volta l’ho sentito muoversi di notte, di nascosto verso le due, per farsi qualcosa da mangiare e rientrare in camera.

Si addormenta alle quattro”. Questa la sconvolgente routine del 16enne. La madre entra tutti i giorni nella stanza del figlio per portargli da mangiare, ma la sua presenza lo infastidisce. Secondo la madre, tutto è iniziato con la separazione da suo marito, momento in cui Francesco ha iniziato a chiudersi nel suo mondo. C'è un piccolo barlume di speranza, perchè il ragazzo sembra rendersi conto che qualcosa non va.

Ha chiesto alla madre di capire perché sta sbagliando. Ed ecco che una volta a settimana, riesce a portarlo da uno specialista, l’unico contatto con l’esterno che ha Francesco. Stanno lavorando per distruggere quel mostro inesistente chiamato realtà.

Gli Hikikomori in Italia e gli strumenti in rete per salvarli

Non sappiamo con precisione quanti Hikikomori ci siano in Italia. Le stime parlano di 20/30mila casi ma potrebbero essere di più. Il primo caso italiano diagnosticato è del 2007. E’ il Giappone ad avere il numero più alto in assoluto, dove sta diventando una vera e propria piaga: si parla di un milione di casi.

C’è un blog di riferimento, Hikikomori Italia, per le famiglie e un gruppo chiuso su Facebook, che utilizzano per confrontarsi.

Gli stessi Hikikomori hanno una chat su Skype dove scrivere tra loro e di loro. E’ anche in questo caso la Rete a saziare le esigenze di chi si taglia fuori dal mondo esterno, è la Rete a fornire risposte e creare legami, senza mettersi troppo in gioco. E ancora non hanno capito l'origine di causa-effetto tra web e hikikomori: cioè se è la rete ad intrappolare i giovani e farli vivere in una realtà diversa o se siano soggetti disagiati che trovano un rifugio nel mondo virtuale.