La politica dei tagli, la riforma sanitaria voluta dal ministro Beatrice Lorenzin, cala la sua scure sull'ospedale di Angera, piccola e ridente località lacustre in provincia di Varese. Il punto nascite dello storico nosocomio 'Carlo Ondoli' è stato soppresso lo scorso 6 dicembre, perché non supera il limite posto dal Governo di 500 parti annui. La decisione, che ovviamente non riguarda soltanto il presidio sanitario angerese, è stata accolta dalle proteste di un'intera comunità, fermo restando che l'ospedale 'Ondoli' è al servizio di un hinterland molto popolato.
Oltrettutto, la chiusura riguarda anche il reparto di pediatria.
La protesta che nasce dai social
Frustrazione e rabbia. Sono i sentimenti della gente di Angera e dei paesi limitrofi, esposti come accade ormai quotidianamente sul più noto dei social network. Il gruppo su Facebook ha preso il nome di "Mamme uniamo le nostre forze per far riaprire il punto nascite e la pediatria ad Angera" ed ha sfondato in pochi giorni il muro dei 3.000 iscritti. "Facciamo tornare le cicogne", è lo slogan adottato da un gruppo di mamme che hanno partorito i propri figli ad Angera e che si sono date appuntamento per il 9 dicembre, alle ore 10, nel piazzale antistante il nosocomio. La manifestazione di protesta è indirizzata ai vertici dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale.
Al fianco delle donne di Angera ci saranno anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e di categoria, oltre agli esponenti del Comitato permanente per l'ospedale 'Ondoli', nato con lo scopo di scongiurare il progressivo depotenziamento del presidio sanitario. La relativa petizione a tutela del punto nascite e della pediatria di Angera ha raccolto in pochi mesi più di 7.000 sottoscrizioni.
Le iniziative politiche
Sono circa tre anni che il punto nascite di Angera non supera i 500 parti annui, il 'taglio' in base alla riforma Lorenzin era pertanto nell'aria da tempo. Tutto questo, nonostante fosse stata richiesta una deroga alle autorità competenti per evitarne la soppressione. Tra le proteste di natura 'politica' c'è da segnalare quella di Stefano Bolognini, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, secondo il quale la decisione di chiudere i due reparti è "improvvisa ed ingiustificata", perché "non c'è ancora alcun documento ufficiale" che testimoni il rigetto della deroga da parte del competente ministero.
Bolognini ha inoltre sottolineato che "si tratta di una scelta radicale della quale non sono stati tempestivamente informati i dipendenti del presidio sanitario e gli amministratori locali". In riferimento alla petizione popolare avviata dall'apposito comitato, il consigliere regionale pentastellato ritiene sia "doveroso da parte della dirigenza sanitaria dare ascolto a oltre 7.000 cittadini che si sono schierati a favore del punto nascite". Pertanto, il Movimento 5 Stelle ha intenzione di chiedere un incontro, pubblico ed aperto, con il direttore generale dell'ASST della Valle Olona, Giuseppe Brazzoli.