Un 2016 piuttosto travagliato per la famiglia Piredda, che a ottobre ha presentato un esposto denuncia alla Procura di Cagliari per chiedere che il caso sulla morte del figlio Manuel venga riaperto. Un anno carico di pressioni mediatiche anche per Valentina Pitzalis, che ha scelto di non commentare la decisione dei suoi ex suoceri e di relegare le sue considerazioni sull'esposto a un rigoroso silenzio stampa. Lei è l'unica sopravvisuta al tragico rogo della notte tra il 16 e il 17 aprile 2011 a Bacu Abis, Carbonia. A parlare brevemente, quanto chiaramente, del caso è la criminologa Roberta Bruzzone, attraverso la sua rubrica di approfondimento sul settimanale Giallo.

Tempistica anomala

La Bruzzone, che già si è occupata di importanti casi nazionali di nera, ha deciso di aprire un focus sulle indagini (concluse con l'archiviazione del caso per morte del reo) attraverso le pagine di Giallo. Nello specifico, l'esperta fa riferimento all'assenza di un'autopsia sul cadavere di Manuel Piredda, elemento fondamentale in caso di una morte violenta in cui non è chiara la causa del decesso. Per la Bruzzone, infatti, la dinamica raccontata da Valentina Pitzalis non è priva di incongruenze, tanto che le osservazioni dei Piredda non risultano affatto "peregrine", come scrive su Giallo. A dare forza alla tesi secondo cui le cose potrebbero essere andate diversamente da quanto riportato dalla Pitzalis, vi è un elemento importante individuato dalla criminologa: "Un altro dato anomalo è riconducibile alla tempistica della morte di Manuel".

Bruzzone chiede come mai, all'arrivo dei soccorsi, Valentina fosse ancora in preda alle fiamme e suo marito già morto, in posizione fetale e completamente carbonizzato: è questo uno dei cardini su cui si muove il rigetto della versione della donna da parte della famiglia Piredda. Gli inquirenti si sono pienamente convinti della colpevolezza di Manuel Piredda sulla base di indagini sul posto incrociate col racconto della Pitzalis, considerato anche il fatto che, come sostenuto dal pm in un'intervista andata in onda a giugno ne Il Terzo Indizio "la versione della vittima non consentiva di formulare nessuna altra ipotesi alternativa". Su questo aspetto è lapidaria, quanto limpida, l'affermazione della Bruzzone: "L'inchiesta si è basata esclusivamente sulle parole dell'unica superstite". Una vicenda che "merita di essere approfondita".