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Catania - Mentre fervono i preparativi per l’allestimento della succursale siciliana del Museo Egizio di Torino, la cui apertura è prevista per il 2017, le mummie scalpitano ansiose di uscir fuori dai loro sarcofagi per fare un giro turistico della città etnea!

Si è trattato molto probabilmente di una trovata pubblicitaria: quel che è certo è che nei giorni scorsi, a Catania, un uomo bendato da capo a piedi come una mummia è stato visto uscire dal Convento dei Crociferi, sede secondaria del prestigioso Museo torinese, e andarsene tranquillo a passeggio, tra i passanti attoniti, per l’omonima via dei Crociferi, storica strada cittadina del barocco siciliano.

Escludendo che si tratti di una vera mummia (non fosse altro che i reperti non hanno ancora raggiunto la sede catanese) il simpatico escamotage pubblicitario ha raggiunto lo scopo, puntando i riflettori sulla prossima inaugurazione della sede secondaria di una delle più grandi aree museali al mondo (seconda solo a quella del Cairo) dedicata alla cultura ed alla civiltà egizia. Museo fortemente voluto dal sindaco di Catania, Enzo Bianco, che vedrà prossimamente la luce nonostante il percorso assai travagliato a cagione delle tante polemiche dei detrattori del progetto che hanno, a più riprese, provato ad impedirne la realizzazione.

Succursale siciliana del Museo Egizio: un percorso ad ostacoli

All'approvazione del progetto di un Museo Egizio a Catania si è arrivati dopo lunghi mesi di trattative.

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Risale infatti allo scorso febbraio l'incontro, a Torino, tra Enzo Bianco ed Evelina Christillin, la presidente della Fondazione del Museo Egizio, alla quale il sindaco catanese propose la candidatura della storica sede dell’ex convento dei Crociferi per l’allestimento di un’area museale secondaria destinata ad accogliere i reperti che il Museo Egizio non riesce, per motivi logistici, ad esporre. E, difatti, nonostante il recente restauro che ne ha ampliato l’area espositiva, i 10.000 mq del museo torinese riescono ad esporre soltanto 3300 reperti a fronte degli oltre 26.000 posseduti, la stragrande maggioranza dei quali è pertanto destinata a rimanere custodita nei magazzini senza possibilità alcuna di fruizione del pubblico.

La proposta di Bianco sollevò un vespaio: il capogruppo della Lega Nord torinese, Fabrizio Ricca, minacciò una protesta di piazza volta ad impedire che i reperti venissero portati a Catania, seguito a ruota, di lì a poco, dal movimento indipendentista "Piemonte stato” che protestò pubblicamente al suono del provocatorio slogan “Il Museo egizio non è cosa vostra" che, in maniera neanche troppo subliminale, realizzava una totale identificazione tra i siciliani e i boss mafiosi.

Proteste che, ad ogni buon conto, non hanno trovato ascolto e che non hanno rallentato le trattative le quali, dopo il placet del ministro Franceschini, hanno visto il loro epilogo, lo scorso 11 ottobre, nell'accordo definitivo siglato tra il primo cittadino siciliano e la dirigenza del museo torinese cui è seguito l'annuncio pubblico della prossima apertura della succursale catanese entro il 2017.

Si tratta di una grande opportunità per Catania oltre ad essere un grande traguardo per il Museo Egizio che - come ha dichiarato il presidente del Museo Egizio, Christian Greco - avrà adesso una sua importantissima sede in una terra come la Sicilia che "al centro degli scambi culturali del Mediterraneo in età ellenistica, si configura come una terra ideale per poter sviluppare tematiche connesse all'Antico Egitto”.