L'inchiesta è partita nel 2013 grazie ad un filmato trovato nel corso di un'altra inchiesta dai carabinieri. Questa prova ha portato all'arresto tre ragazzi della Rete antifascista di via Testi di Parma (un 25enne, un 27enne e un 24enne).
I tre antifascisti sono stati accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di una giovane ragazza mantovana (allora appena maggiorenne). Il reato sarebbe stato commesso il 12 settembre 2010. Altri quattro attivisti sono stati incolpati di favoreggiamento e di minacce nei confronti della vittima. Avrebbero infatti cercato di dissuadere la ragazza nel raccontare tutto agli inquirenti.
Ieri si è aperto il processo al Tribunale di Parma.
La notte del 2010
La vittima quella sera aveva partecipato ad un festa in compagnia degli attivisti nel centro sociale di via Testi. La ragazza ha raccontato, durante un'udienza di qualche settimana fa, di essersi svegliata il giorno dopo senza vestiti e con la mente confusa. La ragazza non solo avrebbe subito una violenza di gruppo. Sarebbe anche stata bersagliata da numerose minacce di altri attivisti che avrebbero tentato in tutti i modi di far tacere la questione. Il video che riprendeva quell'atto deplorevole è stato inoltre fatto girare per diverso tempo allo scopo di umiliare la ragazza.
"Basta al silenzio"
Le ragazze del blog "Abbatto i muri" hanno raccontato nei dettagli la vicenda.
Il blog ha cercato di provocare un senso di responsabilizzazione collettiva: "Perché al posto di umiliarla, organizzare assemblee con gli accusati non è stato fatto muro attorno alla ragazza? - proseguono - Perché per salvare il gruppo si è deciso di abbandonare chi davvero aveva bisogno?. Il Blog ha scritto "Basta al silenzio" contro tutti coloro che hanno dimostrato indifferenza. A rompere il silenzio sono intervenute altre realtà. Romantic Punx e un gruppo di Guerriere Sailors hanno raccontato la vicenda in modo tale da far capire che oltre ai carnefici, i responsabili sono tutti coloro che non hanno avuto il coraggio di aiutare la vittima a denunciare i colpevoli. Anche Radio Onda Rossa si è schierata denunciando l'accaduto con un comunicato stampa.