Sono molte le analogie tra l'episodio di Carmagnola e il tragico omicidio del Natale di vent'anni fa avvenuto sotto il cavalcavia della Cavallosa di Tortona. In quel caso i ventenni incriminati erano una mezza dozzina di "teste vuote", definizione con la quale balzarono agli onori della cronaca. Quel 27 dicembre, i teppisti scagliarono da un cavalcavia sull'autostrada A 21, Piacenza-Torino, un sasso di 3 chili che sfondò il parabrezza di un'auto. Alla guida di quella Mercedes 190 c'era il geometra bresciano Lorenzo Bossini, mentre al suo fianco si trovava Maria Letizia Berdini, una 31enne con la passione per il canto che morì sul colpo.

La coppia di sposi era in viaggio verso Parigi per festeggiare il Capodanno. Il marito della Berdini, negli anni a seguire, sarebbe stato colpito da un'altra tragedia: la sua nuova compagna, infatti, è stata uccisa dall'ex fidanzato.

Non era la prima volta che succedeva un episodio del genere: in tutta Italia fino a quel momento c'erano stati già sei casi di quel tipo, ma nessun morto.

Il gruppo di teppisti della Cavallosa - due fratelli, il cugino e un amico - dichiararono che fecero quel gesto per scacciare la noia. Colpito il bersaglio, esclamarono addirittura: "Bingo" - il gioco preferito da Richard Benson - come se fossero stati in una sala giochi, mentre la gang di scellerati li incitava e li portava in trionfo.

Un'altra macabra emulazione

Casi del genere si sono poi ripetuti nel tempo, senza suscitare tanto clamore: circa 400 lanci di sassi lungo tutta l'Italia, 266 auto danneggiate, 83 denunce ma, per fortuna, nessun altro morto. L'ultimo, in ordine di tempo, è avvenuto qualche giorno fa, durante il ponte dell'Immacolata, ai danni di una Lancia Thema che percorreva l'autostrada Torino-Savona, colpita mentre passava sotto il cavalcavia, all'altezza della barriera tra Carmagnola e Torino.

I carabinieri della Compagnia di Chieri stanno indagando, e sembra che le "teste vuote" di Carmagnola siano due giovincelli. Dopo l'attentato i ragazzini sarebbero fuggiti verso via Poirino, in direzione di Asti. Il proprietario della Lancia era sotto shock, e il parabrezza dell'auto danneggiato. Attualmente non sono trapelate ulteriori notizie dagli inquirenti.

La vicenda giudiziaria di Tortona

Tornando all'omicidio di Tortona di vent'anni fa, l'indagine si era complicata, nonostante gli investigatori avessero individuato fin dalle prime ore gli autori materiali del delitto. Sotto la pressione dei media di tutto il mondo, il Procuratore della Repubblica di Tortona, Aldo Cuva, utilizzò parole ritenute troppo forti per far confessare una ragazza del gruppo, Loredana.

"Parla bambolina o..." le avrebbe intimato. Tanto era bastato perché fosse sottoposto a procedimento disciplinare dal Csm e l'inchiesta fosse avocata alla Procura di Torino, che riuscì ugualmente a mettere insieme il castello accusatorio, grazie al pool guidato da Maurizio Laudi. Le prove furono considerate schiaccianti dalla Corte di Assise di Alessandria e poi in secondo grado a Torino.

La condanna, con rito abbreviato, fu di 18 anni e 4 mesi di carcere per i due giovani del gruppo, considerati gli esecutori materiali del delitto.

Invece fu considerato plausibile l'alibi del terzo imputato, a differenza di quello della baby-sitter dell'Illinois. Al momento del "Bingo fatale", il 25enne stava telefonando alla fidanzata.

Ora sono liberi e il padre della giovane donna massacrata, Vincenzo Berdini, si è scagliato contro l'indulto che ha ridotto a 3 anni la pena per i colpevoli, che invece erano stati condannati a 27 anni. Successivamente gli è stata concessa la grazia per buona condotta.

La tragedia di Tortona è diventata anche una pièce teatrale, "I ragazzi del cavalcavia", rappresentata anche al teatro dei Segni di Modena.

La speranza è che questo spettacolo possa indurre a non compiere altri gesti inconsulti.

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