Il 15 gennaio 1993 è un giorno storico per l'Italia, ma in particolare per la Sicilia, in quanto viene arrestato Totò Riina, considerato il capo dell'associazione mafiosa chiamata Cosa Nostra. Un merito di questo arresto, che ha messo fine alla lunga latitanza al Capo dei Capi, va alla squadra dei Ros, guidata dal Capitano De Caprio: il periodo più complicato per l'intera Sicilia, ma anche quello in cui iniziano le importanti collaborazioni dei pentiti di mafia, che danno rivelazioni fondamentali.

La cattura del capo dello schieramento corleonese avviene soprattutto grazie al lavoro dei magistrati Falcone e Borsellino, che hanno compiuto un'impresa importante, a partire dall'inizio degli anni ottanta, in cui hanno collaborato insieme ai colleghi Ninni Cassarà e Giuseppe Montana.

Il 1986, l'anno del maxiprocesso

L'anno di grande rilievo per dare pressione alla mafia siciliana è il 1986, anno del maxiprocesso dove, grazie alle rivelazioni di pentiti, vengono arrestati numerosi personaggi della malavita: si deve ricordare la collaborazione di Tommaso Buscetta che ha voluto parlare solo con De Gennaro e il magistrato Falcone.

Buscetta ha dimostrato di essere un uomo coraggioso ed ha raccontato il modo in cui era costruita la cupola mafiosa, sottolineando il carattere spietato dei corleonesi, guidati dal capo Totò Riina: quest'ultimo ha ordinato la morte di numerosi personaggio dello Stato, tra cui il generale Dalla Chiesa. Quel maxiprocesso ha rappresentato il declino della mafia a Palermo: d'altronde lo stesso Buscetta ha affermato in un'intervista al cronista Enzo Biagi che questo fenomeno può essere distrutto ed ha sempre ricordato quanto l'ha cambiato il suo incontro con Falcone, uomo che ha sempre seguito i suoi ideali, ma subì molte ingiustizie ed ostacoli.

Infine un ruolo fondamentale per l'arresto del cosiddetto Capo Dei Capi è la figura di Baldassare Di Maggio, stretto collaboratore di Riina, che decide di raccontare tutta la verità, rivelando il luogo della sua abitazione: si deve notare che i pentiti sono costretti a lasciare la Sicilia, per non essere uccisi. In conclusione il messaggio che si deve far passare ai giovani adolescenti si concentra sul fatto che è meglio essere onesti che immischiarsi nella malavita, per avere il potere e fare soldi facili, con la speranza che i sacrifici prima o poi vengano ripagati.

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