È stato finalmente catturato dalle forze speciali turche il killer di Istanbul che nella notte di Capodanno fece irruzione nel nightclub Reina uccidendo 39 persone e ferendone circa 70. Le prime immagini dell'arresto mostrano il volto dell'attentatore ricoperto di ecchimosi e sangue, possibile conseguenza di uno scontro con le forze armate. Con lui arrestati altri tre individui membri di una cellula asiatica dello Stato Islamico.

Rintanato con il figlio di 4 anni in un casolare nella periferia di Istanbul

Abdulkadir Masharipov, braccato dalle forze speciali turche, ha collezionato ben 17 giorni di latitanza.

Questo lasso di tempo è stato più volte associato all'inefficienza dei servizi di sicurezza e dell'intelligence turca, colpevoli anche di aver impiegato una settimana per l'identificazione dell'uzbeko autore della carneficina. L'uomo infatti, dopo aver aperto il fuoco nel nightclub, sarebbe fuggito in taxi facendo perdere le sue tracce. Dopo l'arresto della moglie avvenuto nei giorni scorsi, Masharipov sarebbe nuovamente fuggito trascinando con sé il figlioletto di 4 anni. Secondo quanto riportato da Ntv, l'autore del massacro si sarebbe rifugiato in un'abitazione nel più sicuro quartiere di Esenyurt nella periferia di Istanbul, in presenza di altri tre individui legati allo Stato Islamico. Catturato, il killer è stato trasportato in ospedale per accertamenti e già domenica potrebbe comparire dinanzi al giudice.

Il bambino è stato affidato ai servizi sociali insieme alla sorellina di un anno e mezzo strappata alla madre dopo l'arresto dei giorni scorsi.

Turchia: stragi senza fine

La Turchia è messa in ginocchio da ripetuti massacri. La carneficina di capodanno ad Istanbul è stata solo l'ultima di molteplici stragi perpetrate in pochi mesi, per via di una situazione geopolitica tanto instabile quanto drammatica.

Dall'inizio del 2016 ad oggi si contano ben 7 gravi attacchi terroristici che hanno coinvolto la Turchia, causando la morte di 250 persone. Lo Stato Islamico ha rivendicato buona parte di questi attacchi, tra cui il più recente eseguito dall'uzbeko Masharipov. Gli jihadisti avrebbero infatti esultato per l'esito della carneficina definendo la Turchia 'apostata' e 'serva dei crociati' per aver collaborato con la coalizione internazionale ai bombardamenti in Siria.