L’affondo di Barack Obama al neo presidente americano sul bando agli ingressi di immigrati e rifugiati musulmani negli Stati Uniti non si è fatto attendere ed è arrivato attraverso il suo portavoce Kevin Lewis.

Obama evidenzia come Donald Trump, agendo in questo modo, stia compromettendo i valori fondanti americani ma l’ex presidente è, al contempo, sollevato dall’impegno che il popolo, in ogni sua componente, sta mettendo in campo in questi giorni per manifestare il dissenso nei confronti di questa scelta.

Il riferimento è alle manifestazioni che vi sono state in molte città americane, davanti a molti aeroporti e financo davanti alla Casa Bianca a Washington, per chiedere di fermare i provvedimenti discendenti dal blocco imposto dal presidente.

Obama sottolinea come egli sia in assoluto disaccordo con scelte discriminanti che si basano essenzialmente sulla fede o sulla religione delle persone cui si sta negando l’ingresso negli USA.

I fatti e le reazioni nel mondo

Quella di Obama è la prima dichiarazione pubblica dopo il passaggio di consegne con Donald Trump. La decisione di quest’ultimo di disporre un divieto di ingresso sul suolo americano ai cittadini di sette paesi a maggioranza musulmana (Iraq, Iran, Yemen, Siria, Libia, Sudan e Somalia) e di imporre limiti molto più severi all'accesso di rifugiati, ha scatenato dure reazioni sia negli USA che nel mondo.

Condanne che sono arrivate anche dalla Chiesa, per voce del cardinale Blaise Cupich, vescovo di Chicago, che ha parlato di un momento “buio della storia” statunitense e di un ordine che va contro “i principi cristiani, oltre che quelli americani”. L’alto prelato, peraltro, non manca di evidenziare che “per ironia della sorte, la messa al bando di Trump non include il Paese di origine di 15 dei 19 attentatori dell’11 settembre”.

Durissimo è stato l’intervento dell’Alto commissario dell’ONU per i diritti umani Zeid Ràad Al Husein, che ha definito il bando “un atto illegale, meschino e malvagio”, aggiungendo che lo stesso finisce con l’essere uno “spreco di risorse nella lotta al terrorismo”.

L’Unione Europea ha fatto sentire la sua voce grazie a Federica Mogherini, alta rappresentante per la politica estera dell’UE, con parole che hanno segnalato i diversi percorsi che si stanno seguendo.

In Europa la storia ha dimostrato che a forza di costruire muri e divisioni si finisce col costruirsi una prigione intorno, qui da noi la tradizione punta su fatto che si festeggiano le cadute dei muri e la costruzione di ponti.

Secondo la Mogherini, il blocco non è sicuramente la strada che seguirà l’Europa che, viceversa, seguiterà a prendersi cura e ad ospitare i siriani e tutti gli altri che fuggono dalle guerre.

Intanto in patria, Bob Ferguson, procuratore generale dello stato di Washington, ha querelato Donald Trump, definendo la misura di Trump “incostituzionale e non americana”.

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