"La libertà religiosa è un principio fondamentale degli Stati Uniti d'America". Con questa motivazione, sedici procuratori generali in rappresentanza di quindici Stati americani hanno definito "incostituzionale" il decreto presidenziale di Donald Trump, con il quale l'inquilino principale della Casa Bianca mette al bando, per tre mesi, i cittadini che provengono da sette Paesi musulmani. Sono quelli che l'amministrazione Trump ha definito "a rischio terrorismo" e che, pertanto, non possono entrare nel Paese. I giudici di New York, Pennsylvania, California, Washington, Hawaii, New Mexico, Maine, Maryland, Vermont, Illinois, Connecticut, Massachusetts, Oregon, Virgina e Iowa si sono inoltre impegnati a garantire che "le persone che soffrono di questa situazione siano il meno possibile", auspicando che la Casa Bianca ritiri l'ordine esecutivo.

Importante, in tal senso, l'ordinanza emessa dal giudice federale di New York, Ann Donnelly, che di fatto impedisce agli Stati Uniti di espellere i rifugiati che si trovano già in territorio nazionale e provengono da Siria, Iran, Iraq, Libia, Sudan, Somalia e Yemen. Costoro, attualmente bloccati negli aeroporti statunitensi, non possono essere respinti ma l'ordinanza non stabilisce che gli stessi possano essere ammessi negli States. La Donnelly, inoltre, non si è espressa sulla costituzionalità del decreto a differenza dei suoi colleghi dei quindici Stati citati.

Trump non cambia idea

Donald Trump tira dritto per la sua strada. "L'America ha bisogno di confini forti - ha scritto su Twitter - e ne ha bisogno adesso. Guardate il caos che succede in Europa e nel resto del mondo".

In tutto il Paese però si sono moltiplicate le manifestazioni di protesta al suo indirizzo. Quella più imponente si è tenuta a Battery Park, sulla baia di New York. Appelli contro il presidente degli Stati Uniti sono stati lanciati anche da noti personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, come il regista Michael Moore. Un'altra protesta si è tenuta a Washington, a riddosso della Casa Bianca: una folla chiassosa e variopinta unita da slogna più o meno duri contro Trump.

Le reazioni in Europa

"Si tratta di un provvedimento ingiustificato". Questo il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel, espresso dal suo portavoce Steffen Seibert. "La lotta al terrorismo - ha aggiunto - non giustifica simili misure". Da Parigi, il presidente francese Francois Hollande ha invitato gli altri leader dell'Unione Europea alla "ferma opposizione contro la scelta di Trump".

Sulla questione è intervenuto anche Paolo Gentiloni. "Società aperta, pluralismo, nessuna discriminazione. Sono i valori dell'Italia ed i pilastri dell'Europa", ha scritto in un tweet il premier italiano.

La risposta del mondo islamico

Tra i Paesi inclusi nel 'veto' da Donald Trump figura anche l'Iran e questa non è certamente una mossa lungimirante, considerato che si tratta di uno dei più fedeli alleati della Russia di Vladimir Putin. Il ministro degli esteri, Javad Zarif, ha fatto sapere che Teheran applicherà il "principio di reciprocità": i cittadini statunitensi non potranno entrare in territorio iraniano. "Ma il nostro provvedimento non è retroattivo - ha spiegato Zarif - come sta accadendo negli Stati Uniti, perché i cittadini americani già in possesso di un visto iraniano saranno accolti come sempre".

Profondamente preoccupato del giro di vite di Donald Trump è invece Ahmed Aboul Gheit, segretario generale della Lega Araba. "Ci auguriamo che l'amministrazione Trump torni sui suoi passi - ha detto - perché tali provvedimenti produrranno effetti molto negativi".

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