L'episodio risale al 30 dicembre scorso. Il video in questione ha come protagonista una ragazza di nome Katelyn, 12 anni, originaria di Cedartown (Georgia). Nel video in questione l'adolescente spiega le motivazioni che l'hanno spinta a suicidarsi. Racconta dei continui abusi sessuali da parte di un membro maschio della famiglia (si suppone il padre). Dopo uno sfogo struggente, Katelyn si impicca ad un albero del giardino di casa. Il video si ferma dopo l'arrivo dei suoi genitori che trovano il corpo della figlia ormai in fin di vita. I genitori sono arrivati grazie alla segnalazione di un agente della polizia californiana che aveva visto il video streaming del suicidio.

Le confessioni di Katelyn

Non è la prima volta che la 12enne si sfoga attraverso i social network. In altri video infatti, Katelyn racconta di continui abusi sessuali da parte di un suo familiare e del suo stato di forte depressione. All'inizio i sospetti sono ricaduti sul padre biologico. L'ipotesi però non è ancora stata confermata.

Due giorni dopo il suicidio, la ragazza aveva scritto su un social network che un uomo aveva cercato di violentarla e che la stava minacciando di morte. Il motivo del suicidio potrebbe quindi risiedere in questa confessione. Gli investigatori continuano intanto con la perquisizione del cellulare e del computer di Katelyn per scoprire ulteriori dettagli.

Il video che sta facendo il giro del mondo

L'account di Katelyn è stato chiuso ma il video è stato subito scaricato e sta facendo il giro della rete con milioni di visualizzazioni.

I migliori video del giorno

Le autorità americane hanno affermato di non essere in grado di bloccarne la diffusione online. Su Facebook sono apparsi decine di gruppi all'interno dei quali si discute sulle motivazioni che hanno spinto la ragazza a suicidarsi.

In America i suicidi di adolescenti sono all'ordine del giorno. Nel novembre scorso, una ragazza di 15 anni, originaria del Texas, si è tolta la vita ingerendo una dose esagerata di farmaci. La ragazza soffriva di depressione a causa dei bulli che la tormentavano attraverso i social network.