A fine dicembre 2016 a Sesto San Giovanni, provincia di Milano, durante una sparatoria viene ucciso dalla Polizia italiana il terrorista islamico Anis Amri, autore della strage di Berlino dove morirono 12 persone e ci furono anche 55 feriti.

Inizialmente il governo tedesco voleva premiare con una medaglia i due poliziotti italiani Cristian Movio e Luca Scatà, che durante il conflitto a fuoco uccisero il pericoloso terrorista islamico ma poi ha preferito rinunciare, dopo aver scoperto che nei loro profili social c'erano frasi di estrema destra e foto del Duce Benito Mussolini.

Reato di apologia del fascismo

La legge 645/1952 la cosiddetta Legge Scelba sanziona chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma la costituzione di un'associazione o di un movimento avente le caratteristiche e le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista oppure chi pubblicamente esalti esponenti, principi o metodi del fascismo. Ogni tipo di apologia è punibile con il carcere da 18 mesi a 4 anni.

Le giustificazioni del governo tedesco

I due poliziotti italiani sono stati declassati nella considerazione delle autorità tedesche poiché considerati tendenti all'apologia di fascismo.

Dopo l'uccisione del terrorista la cancelliera Merkel aveva subito ringraziato la polizia italiana e i due poliziotti, ora però l'onorificenza per il governo tedesco è fuori questione poiché sui loro profili social, subito oscurati dalla Questura di Milano dopo la sparatoria, i due poliziotti avevano pubblicato foto e link che inneggiavano al fascismo, una cosa su cui il governo tedesco non può far finta di nulla

I post sotto accusa sono: il saluto romano di Scatà sul suo profilo Instagram e una foto di Mussolini dove definiva il Duce tradito e i traditori per lui erano infami; invece per Movio si fa riferimento a suoi post razzisti e anti-immigrati sul suo profilo Facebook

Il capo della Polizia italiana, Franco Gabrielli, preferisce evitare polemiche inutili con la Germania e si limita a piccole dichiarazioni dicendo che chi premia ha il diritto di fare le valutazioni che ritiene più opportune.

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