Non smette di riservare colpi di scena l’inchiesta Consip, che vede indagati, tra gli altri, il ministro dello Sport Luca Lotti, il padre dell’ex premier Tiziano Renzi, l’imprenditore Alfredo Romeo, il faccendiere amico della famiglia Renzi Carlo Russo, il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette e quello della Toscana Emanuele Saltalamacchia. L’ennesimo scoop lo firma, come i precedenti, il giornalista investigativo del Fatto Quotidiano Marco Lillo.

La notizia è la seguente: il governatore pugliese Michele Emiliano, fresco candidato alla segreteria Pd, prima alleato e ora avversario di Matteo Renzi, avrebbe subito pressioni da Lotti per fargli incontrare Russo, definito uno “da stare a sentire”.

E, in effetti, come conferma lo stesso Emiliano, quell’incontro avvenne nell’ottobre del 2014. Ma non solo, perché il sospetto degli inquirenti, respinto con forza da Emiliano, ma confermato dalle intercettazioni tra Russo e Romeo, è che l’imprenditore fiorentino si fosse recato sia nella casa del governatore che in quella di Teresa Bellanova, attuale viceministro allo Sviluppo Economico, allo scopo di proporre lucrosi affari.

Dubbi anche su una presunta visita di Emiliano nell’abitazione salentina di Russo. Adesso sarà compito dei pm romani stabilire se Russo millantava o era sincero.

Lo smartphone bollente di Emiliano

Spiazzato dalle domande di Lillo, Emiliano decide di leggere davanti a lui tutti gli sms scambiati con Russo, Lotti e Renzi senior. Il primo messaggio con Lotti è dell’ottobre 2014. “Conosci un certo Carlo Russo che sta venendo a Bari a ‘sostenermi’ dicendo che è amico tuo e di Maria Elena Boschi?”, chiedeva il governatore all’allora sottosegretario.

La risposta di Lotti, mostrata da Emiliano, è lapidaria: “Lo conosciamo”. Quindi “lo devo incontrare o lo devo evitare?”, domanda un disorientato Emiliano. Altra risposta secca: “Ha un buon giro ed è inserito nel mondo della farmaceutica. Se lo incontri per 10 minuti non perdi il tuo tempo”. Quell’incontro effettivamente avvenne ma, sostiene Emiliano, senza alcuna conseguenza politica e imprenditoriale perché “diffidai a fiuto anche se diceva di essere amico di Matteo”.

Le richieste successive di Russo vennero poi respinte. Di papà Renzi, invece, Emiliano mostra un sms del 2015 per dimostrare che “era lui che tentava di incontrarmi in un hotel a due passi da casa mia. Ma non ci siamo mai visti.

Le intercettazioni di Russo e Romeo

I sospetti dei pm napoletani (ora l’inchiesta Consip è divisa con la procura capitolina) nascono da alcune intercettazioni ambientali dell’estate 2016 che coinvolgono Russo e Romeo.

L’amico dei Renzi, recatosi negli uffici imbottiti di cimici dell’imprenditore partenopeo, propone a Romeo un affare immobiliare da concludersi in Puglia insieme a babbo Renzi. È a questo punto che Russo si sarebbe vantato dei legami intercorsi tra lui, Emiliano e la Bellanova. Romeo, ingolosito dalle entrature che sarebbero a disposizione del faccendiere toscano, cerca di diventare suo ‘amico’ al fine di ottenere i favori dei Renzi’s.

Russo racconta, o millanta, che la Bellanova si sarebbe recata diverse volte a casa sua (lei nega), e anche Emiliano, aggiunge, “sta venendo”. Siccome, però, Renzi e Emiliano aveva già litigato politicamente, l’amico Russo confida a Romeo che Tiziano avrebbe fatto addirittura degli “appostamenti” vicino casa del governatore per “propiziare la pace”.

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