“Nessuno muore sulla Terra finché vive nel cuore di chi resta”, così recita lo striscione appeso davanti alla chiesa di Santo Stefano a Lavagna, dove don Andrea Buffoli ha celebrato i funerali del ragazzo di 16 anni che si è suicidato, buttandosi dalla finestra di casa sua, durante una perquisizione della Guardia di Finanza per possesso di sostanze stupefacenti. Durante la celebrazione, la madre del sedicenne ha più volte ringraziato gli uomini della Guardia di Finanza, quasi come volesse accertarsi che i militari non fossero colpiti da sensi di colpa per l’accaduto.

“Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi” – sono le parole di Antonella Riccardi, madre adottiva del giovane, rivolte ai giovani radunati per partecipare al rito per la morte del loro compagno ed amico. Erano presenti all’omelia almeno duemila persone, radunate la maggior parte all’esterno della chiesa, nella piazza antistante.

La donna prosegue con un appello ai giovani, che spera possano “salvarsi”, al contrario del figlio: «Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi”

Il fatto

E' stata la preoccupazione giunta al culmine per il figlio a spingere la donna ad invocare l’aiuto della Guardia di Finanza. Gli agenti hanno subito rintracciato il giovane ed hanno trovato nelle sue tasche una piccola quantità di Hashish.

Alla domanda se ne avesse ancora, il ragazzo confessò di custodirne dell’altro in casa. Dalla perquisizione della cameretta è stato subito individuato il quantitativo denunciato dal ragazzo, nell’esatto posto indicato agli agenti.

Ma proprio durante le operazioni, probabilmente non riuscendo a reggere lo stress o pensando alle conseguenze sociali che avrebbe avuto sulla sua vita quella operazione dei militari, si è ad un tratto alzato dal divano sul quale era seduto e si è lanciato giù dalla finestra, morendo sul colpo per l’impatto al suolo.

La legalizzazione delle droghe leggere è la risposta?

La storia di questo ragazzo sedicenne ha subito risollevato il divario dell’opinione pubblica tra chi ritiene che sia necessario legalizzare l’uso delle droghe leggere e chi, invece, si dichiara fermamente contrario. A Napoli un gruppo di ragazzi ha manifestato in favore della legalizzazione, portando il caso di Lavagna come esempio delle conseguenze del proibizionismo statale.

Di certo, la valutazione di una scelta normativa simile non è semplice. E non è semplice dare un giudizio all’operato di una madre disperata, il cui unico obiettivo era salvaguardare la salute ed il futuro del figlio. Se la verità si trova nel mezzo, probabilmente la legalizzazione risolverebbe il problema in parte, ma un grande contributo deve essere svolto nel sostegno psicologico ai giovani, specialmente laddove sussistano dubbi sufficienti ad ipotizzare la nascita di una dipendenza.

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