Per Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi lombardi condannati per la strage di Erba del 2006, si potrebbe aprire una flebile speranza: la loro difesa presenterà durante il nuovo incidente probatorio, deciso dalla Cassazione, delle prove considerate importanti e a favore dei due coniugi, condannati all'ergastolo.

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L'udienza in cui la Suprema Corte deciderà se accogliere o no l'istanza dei difensori è stata fissata per il 5 aprile; i legali di Olindo e Rosa chiedono che sia annullata l'ordinanza con cui la Corte d'Appello di Brescia aveva dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, adducendo come pretesto che la richiesta di incidente probatorio doveva essere presentata a Como e che comunque non era stata compiuta nessuna richiesta di revisione.

Adesso, la difesa ha guadagnato un punto presso la Cassazione: il ricorso è stato giudicato fondato dal procuratore generale e l'incidente probatorio può quindi svolgersi a Brescia, in quanto risiede lì il giudizio di revisione.

Difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi presenterà un ricorso
Difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi presenterà un ricorso

La strage di Erba fu compiuta l'11 dicembre 2006 in casa di Raffaella Castagna: a coltellate e sprangate furono uccisi lei, il figlio Youssef di due anni, la madre Paola Galli e la vicina Paola Cherubini, mentre rimase ferito Mario Frigerio, marito di quest'ultima e testimone chiave al processo.

Le richieste dei legali

Secondo i difensori di Olindo e Rosa ci sarebbero sui reperti delle tracce biologiche non rilevate dalle indagini: alcuni peli sulla felpina del piccolo Youssef, cioè un capello castano chiaro di dieci centimetri fra la manica destra e il cappuccio; un capello nero di un centimetro e mezzo sulla parte anteriore e altri due capelli nella parte posteriore.

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In più non sarebbero mai stati analizzati i polpastrelli e i margini delle unghie del bambino; le unghie delle altre tre vittime; una macchia di sangue sul terrazzino di Raffaella Castagna; un mazzo di chiavi; un accendino rinvenuto sul pianerottolo; alcuni mozziconi di sigaretta; i giubbotti di Raffaella Castagna e dell'altra vittima Valeria Cherubini; infine, il giaccone di Paola Galli.

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