Che i rapporti tra Pyongyang e Pechino non fossero più idilliaci da tempo era noto. Da quando Xi Jinping è alla guida del governo cinese (2012) non ha mai incontrato personalmente Kim Jong-un, oltretutto da quando è iniziata l’attuale crisi che potrebbe sfociare in una guerra tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, il regime nordcoreano non ha ancora risposto agli approcci diplomatici del vecchio alleato. Ora però la frattura potrebbe aver assunto dimensioni preoccupanti, a tal punto da far temere il peggio tra i due Paesi geograficamente e politicamente vicini dai tempi di Kim Il-sung e Mao Tse-tung.

A testimoniare rapporti sempre più tesi, c’è la risposta ‘tra i denti’ pervenuta dall’agenzia Kcna, principale organo di stampa del regime, nei confronti della Cina, la quale ha avvisato Pyongyang della possibilità di sanzioni economiche nel caso in cui prosegua la politica dei test nucleari. Pechino ha invitato lo storico alleato “ad evitare errori”. Una leva che, teoricamente, potrebbe essere efficace per spingere il governo nordcoreano a desistere dalla sua posizione integralista, perché la Cina ancora oggi costituisce la spina dorsale dell’economia nordcoreana.

Eppure, da parte di Kim Jong-un la risposta è quella da copione, più o meno la stessa fornita a Donald Trump che, pochi giorni addietro, si era reso disponibile ad "un incontro in presenza di condizioni favorevoli”. Se l’intransigenza del regime verso gli Stati Uniti può essere considerata ‘normale’, i toni minacciosi verso Pechino lasciano senza parole.

Kim Jong-un vive una propria realtà virtuale?

Il comunicato della Kcna fa pensare che davvero, come sostengono in tanti, il dittatore nordcoreano viva in una propria realtà virtuale.

Se la Cina metterà ulteriormente a dura prova la nostra pazienza ci saranno gravi conseguenze”, si legge nella nota, ma è con la successiva affermazione che si entra nel campo del puro delirio. “La Cina dovrebbe essere grata alla protezione offerta da Pyongyang, le parole del governo cinese ora sono sconsiderate. La Repubblica democratica popolare di Corea non andrà ad elemosinare l’amicizia della Cina, rinunciando al suo programma nucleare prezioso quanto la sua stessa vita”. Le parole dell’agenzia Kcna capovolgono la Storia, senza la protezione cinese infatti il piccolo Stato comunista della penisola coreana sarebbe stato probabilmente spazzato via da tempo.

Cina-Corea del Nord, c'eravamo tanto amati

Allo scoppio della Guerra di Corea, nel 1950, furono 780.000 i militari cinesi inviati sul campo di battaglia in supporto dell’esercito di Pyongyang che aveva invaso la Corea del Sud. Un atto ‘dovuto’ da parte di Mao che così ripagava Kim Il-sung dell’aiuto concreto che questi gli aveva fornito in occasione della guerra civile cinese. I due leader stipularono nel 1961 un patto che prevedeva il supporto militare di ciascuno dei due Paesi alla controparte, in presenza di un’aggressione non provocata.

L’accordo viene rinnovato tacitamente ogni vent’anni ed è ancora in vigore. Nel corso dei decenni, il regime nordcoreano è rimasto più o meno ancorato alle barriere ideologiche da guerra fredda, il suo isolamento dal resto del mondo è diventato pressoché totale e la Cina, andata incontro nel frattempo ad un vero ‘boom’ economico, ha fornito assistenza finanziaria all’alleato in difficoltà. Nell’ultimo decennio la Repubblica popolare cinese, oggi perfetta sintesi tra comunismo e capitalismo, è diventata sempre più insofferente verso un vicino anacronistico e ‘scomodo’.

La presenza della dittatura nordcoreana, però, ha ancora oggi la sua utilità strategica perché offre un deterrente alla prospettiva di una penisola coreana 'unita' sotto la guida di Seoul e, conseguentemente, sotto l’influenza statunitense. Su questo punto di vista concordano tanto la Cina quanto la Russia, ed è uno dei motivi che ancora oggi permettono l’esistenza di una Corea del Nord comunista e militarista.

Le prospettive di Pechino

Quali prospettive ha oggi Pechino, per condurre alla ragione Pyongyang ed evitare che l’attuale tensione con gli Stati Uniti sfoci in una guerra?

Dinanzi all’atteggiamento di Kim Jong-un, che contrappone addirittura un distorto revisionismo storico relativamente a quelli che sono da quasi settant’anni i rapporti con la Cina, le possibilità di una soluzione diplomatica sono ridotte al lumicino. Xi Jinping ha considerato utile, come già detto, l’esistenza del regime nordcoreano. Ma se questi non vuole sentir ragioni è difficile che si possa evitare un conflitto che, contrariamente a quando accaduto nel 1950, vedrebbe oggi la Corea del Nord da sola contro la potenza militare americana. Messa con le spalle al muro, Pyongyang potrebbe scatenare un conflitto nucleare?

Il timore è fondato, il giovane Kim non sembra assolutamente ragionevole. In passato qualcuno aveva prospettato la “soluzione golpista”, la possibilità che il regime potesse essere rovesciato e sostituito con una guida più ‘filo-cinese’. Ma Kim Jong-un deve aver ‘fiutato’ il pericolo nel 2013, considerato l’arresto e la condanna a morte di Chang Sung-taek: lo zio dell’attuale leader si era fatto promotore di una maggiore apertura della politica nordcoreana che prendeva spunto dal ‘comunismo con caratteristiche cinesi’. L’episodio ha probabilmente inferto un colpo durissimo alle relazioni con la Cina, il colpo di grazia è forse stato assestato con l’ultimo comunicato della Kcna.

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