A un'amica nel 2014 scriveva che non vedeva l'ora di poter tagliare lei la testa di qualche infedele. Meriem Rehaily, 22 anni, è una ragazza veneta di origine marocchina, latitante dal 2015. Sparita a soli 19 anni da Arzergrande, in provincia di Padova, per diventare una "foreign fighter" e unirsi all'Isis. Ieri a Venezia si è aperto il processo contro di lei per terrorismo. La Procura antiterrorismo la accusa di aver lasciato il nostro paese per fuggire a Raqqa in Siria ed arruolarsi nelle file del sedicente Stato islamico. Il pm Francesca Crupi nel corso delle indagini ha raccolto molto materiale probatorio che dimostra che la ragazza è andata in Siria per trasformarsi in combattente dell'esercito informatico del Califfato di Abu Bakr Al Baghdadi.

'Sorella Rim' da Padova al terrorismo informatico

In possesso della Procura c'è un faldone di duemila pagine in cui ci sono elementi probatori che dimostrano la radicalizzazione di Meriem Rehaily.

La ragazza, oggi 22enne, viveva nel padovano e, a detta della madre Roudani, prima dell'avvicinamento al terrorismo, era tutta scuola e famiglia, fino alla fuga in Siria nel 2015. Documenti sequestrati nell'abitazione italiana, intercettazioni telefoniche, testimonianze di insegnanti, compagni di classe e conoscenti, messaggi che scambiava con un'amica: tutto racconta la trasformazione da semplice studentessa a combattente dell'esercito informatico dell'Isis con il nome di sorella Rim, esperta della sicurezza su Twitter e in rete, a cui si rivolgono altri radicalizzati o combattenti islamici che non vogliono essere rintracciati sul web, sebbene sia finita nel mirino degli hacker di Anonymous.

Il fascino del terrorismo nelle pagine del diario di Meriem

Dopo gli attentati terroristici di Parigi del 2013, sul suo diario manifestava il desiderio del viaggio, di poter partire in nome di Allah, dichiarava di voler prendere parte alla jihad, la guerra santa. Prima di fuggire, all'amica a cui aveva inviato immagini sulla decapitazioni di prigionieri da parte di jihadisti, scriveva di godere alla vista di esecuzioni e che non vedeva l'ora di poter tagliare qualche testa.

Tra gli atti processuali, c'è la prima telefonata fatta alla madre nel 2015 quando raggiunse Raqqa in Siria e le disse: "Sono arrivata, ci vediamo in paradiso". La mamma Roudani, che ha sempre sostenuto che la figlia sia stata plagiata, sarà ascoltata alla prossima udienza fissata per l'11 luglio. L'ultimo contatto con la famiglia risale al settembre 2016 quando la ragazza parlò con il padre, dicendo di voler tornare a casa ma di non sapere come fare.

Poi più nulla.

Con Meriem anche Sonia, la seconda jihadista veneta

Con Meriem che sarebbe ospitata a Raqqa, in una casa per sole donne, per studiare il Corano ma anche per imparare le tecniche di combattimento e l'uso delle armi, ci sarebbe Sonia Khedhiri, 20 anni, origini tunisine ma passaporto italiano, la seconda jihadista veneta andata a combattere per l'Isis. Il primo a denunciare la scomparsa di Sonia da Fonte in provincia di Treviso nel 2015, è stato il padre Lofti, che però ha sempre parlato di una fuga d'amore e infine sostenuto che la ragazza si sia sposata in Turchia e stia bene. Ma proprio una telefonata intercettata dalla procura, in cui Meriem racconta al padre che con lei c'è anche una seconda combattente proveniente dal Veneto, dimostra che anche Sonia è una foreign fighter.

E probabilmente non sono le uniche italiane passate all'Isis.

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