Sono passati ormai 37 anni da quella tragica sera del 27 giugno 1980, in cui nel cielo di di Ustica si consumò una delle più grandi tragedie del dopo guerra italiano. Per cause mai chiarite con certezza, intorno alle 21 il DC-9 I-TIGI dell'Itavia, in viaggio dall'aeroporto di Bologna a quello di Palermo, esplose in volo, precipitando nei paraggi di Ustica insieme ai suoi 81 passeggeri, tutti deceduti.

Nel corso degli anni, inchieste, indagini e processi hanno cercato di fare chiarezza sulla vicenda, ma ad oggi non sappiamo ancora la verità, reclamata anche oggi dal Presidente Mattarella.

Strage di Ustica: tragica fatalità o scenario di guerra?

Fin dai primi momenti dopo il disastro, è stato chiaro a tutti che la strage di Ustica non era soltanto un tragico incidente, ma qualcosa di molto più complesso e inquietante.

Tracce di esplosivo a bordo, occultamento di prove e registri, depistaggi, silenzi e il complesso quadro politico e sociale dell'epoca, culminato solo poche settimane dopo con la strage della stazione di Bologna del 2 agosto, hanno delineato uno scenario molto più complesso, paragonabile a una vera e propria guerra combattuta sui cieli italiani. A confermare parzialmente i più sinistri scenari è stato lo stesso Presidente del Consiglio dell'epoca Francesco Cossiga, che nella preziosa cine-inchiesta Sopra e sotto il tavolo ha dichiarato di essere stato informato dall'allora capo del Sismi che ad abbattere il DC-9 dell'Itavia fu un missile lanciato da un aereo francese, intenzionato in realtà a colpire un altro velivolo con a bordo il leader libico Mu'ammar Gheddafi.

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Cronaca Nera

Un quadro politico ed economico estremamente instabile e pericoloso, che avrebbe coinvolto anche le super potenze USA e URSS, e perciò troppo delicato per essere dato in pasto all'opinione pubblica italiana e mondiale.

La strage di Ustica e una verità negata da 37 anni

Non sappiamo se le dichiarazioni di Francesco Cossiga corrispondano a verità, ma sappiamo che dopo 37 anni dalla strage di Ustica, gli italiani e in particolare i parenti delle vittime aspettano ancora una risposta.

I risarcimenti concessi a pioggia a familiari, dipendenti Itavia e persone coinvolte nella vicenda non possono sostituire il bisogno di verità e giustizia. Risuonano quindi ancora forti e chiare le parole con cui si conclude Il muro di gomma, lo splendido film di Marco Risi sul disastro:

"Ora, finalmente, mentre fuori da questo palazzo, dove lo Stato interroga lo Stato, piove, a molti sembra di vedere un po' di sole. Aspetta. Queste ultime tre righe non mi piacciono. Aggiungi soltanto: perché?"

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