Un furgone ha tranciato la folla mentre fuoriusciva dalla moschea di Seven Sister road, nella zona di Finsbury Park, a nord di Londra. Il bilancio accertato è di una vittima e otto persone ferite. Un primo sospetto è stato arrestato dalle forze di Polizia accorse sul luogo dell'assalto. Numerose le ambulanze intervenute all'esterno della struttura, la zona è stata interdetta al traffico e presidiata dalla forze dell'ordine inglesi.

L'attacco è stato condotto nei confronti di alcuni musulmani nel periodo del ramadan, pochi minuti dopo la mezzanotte, proprio allo scoccare dell'ora adibita al pasto per i fedeli durante il periodo di digiuno. La zona era infatti gremita di persone intente a banchettare durante la celebrazione religiosa. L'attacco è stato definito come un "atto deliberato" nei confronti della comunità musulmana inglese.

Massima cautela nella valutazione dell'attacco

La moschea di Finsbury Park è stata considerata in passato come centro principale della radicalizzazione jihadista in Inghilterra. Dal 1994 infatti il luogo di culto è stato il fulcro per la formazione di diversi terroristi islamici, fra i quali spiccano anche collaboratori nell'attacco alle torri gemelle del 2001, e centro di snodo principale per la comunità jihadista di mezza Europa.

Chiusa nel 2003, la moschea è stata riaperta due anni dopo ed affidata a capo di imam moderati, i quali hanno collaborato all'opera di dialogo appoggiata dal governo britannico.

Episodio vendicativo

In questi termini la valutazione dell'ennesimo attacco terroristico a Londra è da condurre con estrema cautela. È infatti possibile che il mezzo sia stato indirizzato contro i fedeli dagli stessi membri dello Stato Islamico, oppure, molto peggio, l'attacco alla moschea è da individuare come un atto vendicativo nei confronti dei recenti attentati terroristici a stampo jihadista avvenuti a Manchester e a Londra.

Il pericolo infatti è che membri di fazioni politiche estreme inglesi avverse alla riapertura della moschea, o contrarie alla presenza di musulmani nella capitale, abbiano condotto l'attacco. Il luogo di culto è molto frequentato dalla comunità religiosa a Londra, ma nell'immaginario collettivo, la moschea è considerata come il centro nevralgico della jihad inglese.

Arrestato un 48enne bianco

Al momento dell'attacco alla moschea era presente Elena, ragazza italiana che vive a Londra e abita proprio a pochi passi dal luogo di culto.

La donna, tra i primi a chiamare i soccorsi, ha affermato che "Tre persone erano a terra, una aveva sangue sul volto e si lamentava ma ce n'era un'altra che non si muoveva". La Polizia ha affermato che l'autista del mezzo è stato trascinato fuori dall'abitacolo appena dopo il compimento dell'attacco dai presenti. Si tratta di un uomo bianco, il quale, in un primo momento, è riuscito a svincolarsi dalla folla inferocita, ma subito dopo bloccato dagli agenti durante la fuga.

Secondo quanto affermato da alcuni testimoni, il 48enne avrebbe urlato "Voglio uccidere tutti i musulmani", mentre tentava di scappare. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha definito l'attentato come un "terribile attacco terroristico contro persone innocenti", sostenendo anche che "si tratta di un assalto a tutti i nostri valori condivisi di tolleranza, libertà e rispetto". La Premier Theresa May, durante il discorso tenuto oggi in fronte alla residenza londinese, ha definito il gesto violento come un "attacco ripugnante esattamente come altri. Nessuna differenza rispetto a Manchester o a London Bridge".

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