No al risarcimento chiesto da Raffaele Sollecito per "ingiusta detenzione": lo ha stabilito la Cassazione, rigettando il ricorso presentato dai legali del giovane, assolto con formula definitiva insieme ad Amanda Knox per l'omicidio di Meredith Kercher. Il ricorso era stato presentato contro il precedente 'No' all'istanza di indennizzo di 516mila euro, pronunciato dalla Corte d'appello di Firenze nel febbraio scorso.
Si tratta di una decisione che nega per la seconda volta a Sollecito un maxi-risarcimento per i 4 anni di quella che lo stesso protagonista ha definito una "ingiusta detenzione".
A motivare il primo rigetto, che ha poi spinto la difesa di Sollecito a presentare il ricorso, è stato il convincimento della Corte in merito a una "condotta contraddittoria" tenuta dall'allora imputato nelle prime fasi di indagine, che averebbe inciso nella capacità di discernimento e avrebbe indotto i giudici a ritenerlo colpevole.
Per la Corte, dunque, Raffaele Sollecito aveva concorso in modo attivo, non è stabilito se con dolo o meno, ad alimentare il sospetto circa il suo coinvolgimento nel delitto di Perugia. La pena detentiva sarebbe una diretta conseguenza del suo comportamento opaco, piuttosto che frutto di un clamoroso errore giudiziario (peraltro più volte invocato dal giovane). Causa ostativa alla riparazione pecuniaria per ingiusta detenzione si rivela essere, per i giudici, la stessa condotta di Sollecito.
Il verdetto della Cassazione è stato accolto da Sollecito con un commento conciso, sintetizzato con un "Inspiegabile", in riferimento al diniego della Suprema Corte. Il giovane ingegnere pugliese ha parlato al suo legale, Giulia Bongiorno, descrivendo come tutta questa vicenda abbia condizionato il resto della sua vita oltre il processo da cui è uscito assolto: "Se ancora non trovo un lavoro - ha detto Sollecito - è perché sto ancora subendo le conseguenze di quei quasi quattro anni passati in cella da innocente".
Per i legali del ragazzo, la decisione di negare il risarcimento deriva dal fatto che i giudici non avrebbero tenuto conto dell'assoluzione in via definitiva stabilita in Cassazione. Una sorta di cortocircuito giudiziario in cui Sollecito avrebbe pagato un pegno senza alcuna responsabilità. Gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori si rivolgeranno ora alla Corte europea, passo che era nell'aria già in sede di ricorso in Cassazione.
Raffaele Sollecito e Amanda Knox furono arrestati nel 2007, poi condannati in primo grado e assolti nel 2011 in appello. La Cassazione annullò però la sentenza, cui seguì un secondo grado di giudizio con relativa sentenza di condanna per entrambi. Nel marzo 2015, Sollecito e Knox vennero assolti definitivamente in Cassazione, che aveva disposto l'annullamento della sentenza senza rinvio.