Una storia di ferocia inaudita consumatasi tra le pareti domestiche, un torbido inganno finito male che per anni ha tenuto con il fiato sospeso gli inquirenti. È stata arrestata una donna nel catanese insieme ad altre tre persone, con l'accusa di avere ucciso il compagno. Il Gip di Catania ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Barbara Bregamo, dopo anni di indagini. La donna ha assoldato un killer per uccidere il suo amante, simulando poi che la morte fosse sopraggiunta per infarto. La disposizione è stata eseguita dai Carabinieri di Catania, che grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Luciano Cavallaro hanno potuto fare luce sull'omicidio.

L'operazione di cattura è stata soprannominata "Circe". La presunta omicida è tutt'ora agli arresti domiciliari, perché mamma di un bimbo di 6 anni. Sono stati fermati altri tre uomini dalle autorità Giuseppe Indorato, Antonio Zuccarello, e Alfio Maugello, gli uomini sono accusati di avere partecipato all'omicidio.

La cruda verità

La scoperta della verità è avvenuta dopo 15 anni di ricerche serrate. Nel dicembre del 2002 l'imprenditore catanese Santo Giuffrida venne trovato morto nella sua abitazione. All'inizio secondo le dichiarazioni della Bregamo, si era pensato ad una morte naturale per infarto. Invece grazie alle dichiarazioni di Cavallaro, alle perizie medico legali sul cadavere, a intercettazioni e a videoregistrazioni messe in atto dai militari si è arrivati alla autenticità dei fatti.

Si è trattato di un vero omicidio, in cui il mandante era proprio la compagna della vittima. Secondo le rivelazioni del collaboratore di giustizia, infatti, la donna già nel 2001 avrebbe tentato di uccidere il fidanzato una prima volta senza successo. Avrebbe contattato il Luciano commissionandogli l'omicidio, l'uomo si sarebbe avvalso di Indorato per sorprendere il lavoratore autonomo nel suo garage, ferendolo gravemente con il coltello.

Doppio tentativo

All'epoca non c'erano motivi validi per ritenere la compagna responsabile dell'accaduto, e il reo non venne rinviato a giudizio per mancanza di prove certe a suo carico. A distanza di poco più di un anno la signora avrebbe nuovamente assoldato il pentito, questa volta pagandolo 20 mila euro e regalandogli un'auto Bmw di grossa cilindrata.

Il reo si sarebbe poi avvalso degli altri due uomini per entrare in casa nella notte fra il 9 e 10 dicembre e, con l'aiuto dell'amante iniettare una sostanza velenosa alla vittima, per poi soffocarlo. Successivamente la rea avrebbe poi inscenato la morte per cause naturali del convivente, senza che nessuno nutrisse sospetti sulla reale vicenda.