Un’indagine delicata, svolta con la massima cautela dai Carabinieri di Bari, coordinati dalla Procura per i minorenni del capoluogo pugliese, che ha portato a scoprire l’amara verità: una bambina di 12 anni avrebbe subito per mesi le violenze sessuali di un gruppo di ragazzini, poco più grandi di lei, tutti minorenni. Una storia drammatica che è venuta alla luce solo quando i genitori della piccola, allarmati dagli strani comportamenti della figlia, hanno iniziato a chiederle le ragioni di quella incomprensibile preoccupazione, fino a riuscire a farle ammettere la spaventosa verità.

Una lunga serie di violenze

A quel punto sono intervenute le forze dell’ordine che hanno avviato le indagini, dopo aver ascoltato in audizioni protette la bambina. Il racconto è stato tremendo e dettagliato: una serie di violenze sessuali di varia natura compiute a turno dagli aguzzini in diversi luoghi insalubri nel quartiere di Santo Spirito, località balneare nella zona settentrionale di Bari. I ragazzi la obbligavano a subire qualsiasi nefandezza, senza curarsi dei pianti e delle richieste di aiuto della piccola. In più per impedirle di raccontare a qualcuno di quello che subiva, l’avrebbero minacciata di diffondere un video dell’abuso compiuto su di lei da uno di loro, appositamente ripreso con un telefonino.

Un feroce branco di ragazzini

Con grande cautela, dopo i sopralluoghi nelle aree indicate dalla piccola e l’audizione come testimoni di tutti coloro che avevano, anche in minima parte, intuito qualcosa delle violenze commesse, si è proceduto all’identificazione dei responsabili, cercando di muoversi con la massima tempestività. A questo punto è scattata la denuncia per i cinque giovanissimi componenti del branco: si tratterebbe di due diciassettenni - sottoposti, per ordine del Giudice per le indagini preliminari, alla misura cautelare del collocamento in comunità - un quindicenne, direttamente rinviato a giudizio, e due tredicenni, non imputabili poiché minori di 14 anni. Sono in corso ulteriori accertamenti tecnici sui dispositivi informatici posseduti dai giovanissimi per verificare l’esistenza di immagini o video che testimonierebbero gli abusi subiti dalla piccola e del vile ricatto a cui sarebbe stata sottoposta dai suoi aguzzini. Ora che l’incubo è finito saranno necessarie cure e un adeguato supporto per tentare di liberare la bimba dai fantasmi di questa brutta vicenda.