Un cittadino algerino è stato espatriato dall'Italia a causa dei suoi comportamenti violenti ed inadeguati e con l'accusa di far parte dell'Isis. Larbi Rouabhia, 48 anni, è indagato per atti di discriminazione razziale, ma soprattutto per apologia di delitti correlati al terrorismo. Il nordafricano aveva richiesto asilo politico nel Belpaese, ma a causa dei suoi comportamenti sempre al di sopra delle righe era già da tempo nel mirino delle forze di polizia italiane.

Minacce anche ai bambini

Inoltre, ad aggravare la posizione del 48enne algerino, si aggiungono le continue minacce verso i bambini Italiani.

Larbi Rouabhia andava ripetendo che avrebbe tagliato le loro teste prima di farsi esplodere. Continuava inoltre a vantarsi delle varie persone che avrebbe ucciso nel nome di Allah. Sempre secondo le forze dell'ordine ed i testimoni, avrebbe anche manifestato continua avversione verso la cultura e lo stile di vita occidentale. L'uomo si trovava nel Cie di Caltanissetta ed aveva mostrato più volte un carattere violento ed aggressivo, specialmente nei confronti delle forze dell'ordine. Secondo altre testimonianze, avrebbe inoltre tenuto un comportamento violento con le donne Italiane, in quanto a suo avviso non si attenevano alle regole dell'Islam.

Confermato l'espatrio di Larbi Rouabhia

La Digos di Catania ha pertanto confermato l'espatrio di Larbi Rouabhia, indagato per atti violenti ed apologia di terrorismo.

Il 48enne algerino è stato effettivamente considerato un soggetto estremamente pericoloso per la sicurezza pubblica. Anche durante il suo trasferimento al centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta, come riportano le stesse autorità, l'algerino avrebbe lanciato minacce di morte gli agenti, sostenendo che presto sarebbero stati vittime dell'Isis.

In base ad alcune intercettazioni raccolte all'interno dello stesso centro di Caltanissetta, il nordafricano si sarebbe vantato di aver già ucciso molti uomini in nome dei fratelli musulmani e, cosa ancor più grave, una volta uscito dalla struttura si sarebbe vendicato. Oltre alle minacce rivolte quasi quotidianamente ad agenti di polizia, uomini, donne e bambini italiani, avrebbe rivolto parole dure nei confronti del proprio legale.

Lo aveva infatti definito un 'complice del giudice' e, una volta uscito dal Cie, si sarebbe vendicato anche di lui.