Il caso Regeni si tinge sempre più di giallo, assumendo i contorni quasi di una spy story internazionale. E' notizia di ieri che il New York Times avrebbe riportato, nero su bianco e citando alcune fonti dell'ex amministrazione Obama, di come il ricercatore italiano, tra il Gennaio ed il Febbraio del 2016, sia stato rapito, torturato e poi ucciso dai servizi segreti egiziani. Sostenendo, ulteriormente, che gli stessi servizi segreti statunitensi, una volta acquisita nel loro gergo la pistola fumante, abbiano contattato il Governo Italiano per renderlo edotto di ciò che era stato scoperto.

Da Roma è seguita una secca smentita

Da Roma è seguita, invece, una secca smentita su questo particolare così esplosivo e fondamentale per le indagini. Dichiarando che i contatti ci sono ovviamente stati ma non di questa portata. Precisando, tra l'altro, che i continui contatti con il Governo Egiziano avrebbe portato, anche su richiesta della Procura di Roma, l'ottenimento di documenti rilevanti per la risoluzione del caso da parte delle autorità egiziano.

In quelle carte ci sarebbero gli interrogatori effettuati sugli agenti di polizia che avrebbero avuto un ruolo negli accertamenti sulla morte di Giulio.

Senza dimenticare che, sempre nella giornata di ieri, è rimbalzata la notizia che lo stesso Governo Italiano avrebbe fatto ritornare, al Cairo, l'ambasciatore Giampaolo Cantini con un investigatore privato; scatenando diverse polemiche. Se, da un lato, con questa mossa da Palazzo Chigi si sostiene che si sono fatti grossi passi da gigante, dall'altro i familiari si sentono mortificati nella loro naturale ricerca della verità.

Ricordando che in un primo momento l'Italia, proprio in risposta all'ambiguo comportamento delle autorità dell'Egitto, richiamò il già citato ambasciatore.

Uno strano comportamento

Per questo motivo non si spiega del perchè questo strano comportamento del nostro Governo. Se è vero che gli USA avvertirono l'allora Primo Ministro Renzi, rendendolo edotto di questa sconvolgente verità, come mai fra i due paesi c'è questo strano botta e risposta di questa comunicazione non confermata.

Ciò non vuole assolutamente dire che tra Roma e Washington non ci sia stato dialogo per questa vicenda. Anzi, l'amministrazione Obama iniziò a collaborare il giorno dopo i fatti, tenendo informata Roma.

Quindi si deve supporre o l'articolo del New York Times è una bufala, cosa non credibile, oppure c'è una particolare strategia del nostro Governo a raggiungere la verità. Quale essa sia, anche se dovesse essere la più scomoda, si spera che venga fatta emergere al più presto; evitando così inutili mortificazioni nelle speranze della famiglia di Giulio Regeni.

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