Solitamente l'estate è il periodo in cui avvengono più sbarchi: il mare è più facile da solcare. Però quest'anno la rotta libica è stata chiusa grazie all'intervento dell'Italia che ha provveduto a bloccare e sigillare i confini dei Paesi Africani prossimi alla libia e a costruire un'alleanza coi sindaci costieri e alcune tribù per controllare il territorio. Se però viene bloccata una via d'accesso all'Europa, è probabile che i migranti e gli scafisti si ingegneranno per trovare un'altra soluzione.

Quale? La Tunisia e l'Algeria

La Tunisa è un Paese strategico per noi. È il luogo in cui è iniziata la cosidetta "rivoluzione dei gelsomini", il dittatore che la guidava Ben Ali, è stato deposto ed è iniziato il processo democratico.

Il Paese vive delle contraddizioni fortissime, da un lato cerca di emanciparsi da una lettura integralista del Corano, per esempio in caso di successione il Corano stabilisce che la figlia ha diritto a una quota minore dell'eredità. Il governo tunisino ha proposto di contravvenire alla sharia e di dividere equamente l'eredità senza danneggiare la donna rispetto all'uomo. Dall'altro è uno dei Paesi che ha visto partire migliaia di giovani per combattere la jihad. L'Europa ha bisogno di una Tunisia forte e stabile, per questo ha stanziato 1,2 miliardi di euro in quattro anni per costruire un'economia più stabile. Dalla Tunisia sono già partiti 3 mila migranti.

L'Algeria è un problema diverso. Il Paese è guidato da Abdelaziz Bouteflika dal 1999, durante le primavere arabe, il Paese è stato relativamente tranquillo.

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La situazione di salute del vecchio presidente è critica e si ha paura che la sua scomparsa possa creare caos in un Paese che conta 38 milioni di persone. Oltre 500 persone sono già sbarcate con i barconi da questo Paese durante l'estate.

Dall'accordo di Parigi, abbiamo capito che l'Europa ha preso consapevolezza che per risolvere i problemi dell'immigrazione è necessario allearsi coi Paesi Africani. Tali accordi saranno difficili e causeranno problemi, la polemica sull'olio tunisino che invade il mercato europeo è fresca di pochi mesi. Ma se vogliamo dare credibilità ai Paesi Africani dobbiamo creare lavoro e sicurezza. La scelta di risolvere la crisi migratoria pagando aiuti a Turchia, Libia e Tunisia è senz'altro efficace, però non risolve il problema alla radice. L'Italia e l'Europa sono disponibili a costruire corridori umanitari come quelli realizzati dalla comunità di Sant Egidio? L'Occidente ricco è disposto a dare aiuti maggiori all'Africa e sviluppare l'economia locale? Se non interverremo su questi fattori, il numero di immigrati continuerà ad aumentare e cercheranno altre strade per venire da noi. Ci piaccia o meno.