Prima l'ha uccisa, poi è sopraggiunto lo choc misto al senso di colpa, sfociati nel tentativo di occultare l'Infanticidio. Per nascondere l'atroce crimine commesso, Sofina Nikat, giovane mamma di 24 anni, originaria delle isole Fiji e residente in australia, le ha tentate tutte. Ha inventato che la sua bambina, Sanaya Sahib di 15 mesi, le fosse stata strappata dalla carrozzina da un fantomatico uomo nero, l'orco delle favole in versione aggiornata: sporco, scalzo e, manco a dirlo, africano. Poi ha farfugliato di un rapimento. Finché, oppressa dal peso di ciò che aveva fatto, schiacciata dall'evidenza, ha dovuto confessare.
E la verità è stata anche peggiore della simulazione. Ha ucciso la figlia perché la riteneva posseduta dal diavolo.
L'infanticidio
I fatti per cui la donna è stata incriminata, risalgono al 9 aprile del 2016. Come tutte le mattine, Sofina Nikat quel giorno ha portato sua figlia, Sanaya Sahib di 15 mesi al parco di Heidelberg West, a Melbourne, città australiana. Testimoni hanno riferito di averla vista spingere la carrozzina con la piccola fino a un certo momento. Per ucciderla, ha messo le mani sul volto della bambina, esercitando una pressione su naso e bocca fino a soffocarla. Poi si è disfatta del povero corpicino gettandolo nel fiume adiacente al parco. Quando ha fatto ritorno a casa, ai familiari ha raccontato che la bambina le era stata sottratta da un uomo nero.
Versione dei fatti poi confermata alla polizia nel fare la denuncia, solo arricchita di particolari degni di una favola horror in cui tutti gli stereotipi sono contemplati: sarebbe arrivato un uomo brutto, sporco, nero, che puzzava di alcol, il quale avrebbe rapito la bambina strappandola dalla carrozzina.
Storia 'demoniaca'
La polizia ha subito avviato indagini e ricerche con l'aiuto di familiari e cittadini. Il giorno dopo è stato trovato il cadavere della bambina. Interrogata dalla polizia, Sofina Nikat inizialmente ha continuato a negare le sue responsabilità. Dopo una settimana di reticenze, ha confessato di aver ucciso sua figlia. Ha rivelato di aver inventato quel racconto del rapimento perché spaventata e scioccata da ciò che aveva fatto.
E' anche emerso l'inquietante movente: era convinta che la bambina fosse posseduta dal demonio, dopo una "rivelazione" ritenuta inconfutabile, e che uccidendola l'avrebbe "liberata". Ai nonni della bimba infatti, nelle Fiji, un religioso musulmano aveva svelato che la nipotina Sanaya e così la madre erano possedute e avevano energia "negativa", spingendo i nonni a mandare a Sofina un amuleto di acqua santa che però, a quanto pare, non è servito.
Tra superstizione, cultura e malattia mentale
Ora, dopo la custodia cautelare, per quanto incriminata di aver ucciso la figlia, Sofina Nikat potrebbe non andare in carcere. La pena massima per l'infanticidio in Australia è di 5 anni di reclusione. Una perizia medico psichiatrica ha rilevato che la donna soffriva di una grave forma di depressione post partum.
Durante la gravidanza, infatti, si era separata dal marito, che era stata costretta a sposare facendo nozze "concordate", ed era andata a vivere in una casa famiglia dopo aver subito violenze domestiche. Tutto ciò le ha provocato un crollo psichico. Ad aggiungersi alla vulnerabilità dopo il parto, la rivelazione del religioso che la bimba fosse posseduta dal Maligno. Nei giorni precedenti l'omicidio, la piccola aveva avuto un attacco epilettico e aveva schiumato dalla bocca, ritenuto segno di "conferma" della possessione. Superstizione, retaggi culturali inestirpabili e disturbi psichici, si sono saldati nella mente della madre fino ad arrivare al gesto estremo.