Quando emergono notizie relative a violenze sessuali spesso c'è chi addossa qualche responsabilità alla vittima, che se la sarebbe "andata a cercare", colpevole talvolta di vestire con abiti ritenuti "eccessivamente provocanti" oppure di aver bevuto troppo, come se essere in stato di ebbrezza possa in qualche modo giustificare il subire una violenza carnale, o che questo possa rappresentare una circostanza "attenuante" delle responsabilità dello stupratore. La pagina Fb "Psicologia applicata" ha tradotto e divulgato alcune scene di "Tracey Ullman's Show", una serie televisiva comica della BBC one, per indurre gli utenti a riflettere sulla questione.

La denuncia della vittima di una rapina

Il video non affronta direttamente la questione degli stupri, bensì propone la storia di un uomo che si reca a denunciare di essere stato rapinato da un delinquente armato di coltello. La donna che raccoglie la denuncia però anziché mostrarsi comprensiva nei suoi confronti, mentre raccogliere redige il verbale inizia ad alimentare il dubbio che sia stata la condotta dell'uomo stesso ad avere "provocato" il rapinatore. L'uomo indossa un completo con giacca e cravatta, e la donna le chiede se al momento del furto fosse vestito in quel modo. Alla conferma dell'uomo la signora gli dice che "sembra provocatoriamente benestante", e che questo appare come in invito a farsi rapinare, in quanto avrebbe pubblicizzato il suo status di benestante.

Poi irrompe sulla scena una seconda figura, che avrebbe dovuto offrire alla vittima supporto psicologico. Ma anche questa inizia ad investigare i comportamenti dell'uomo, che da vittima si ritrova quasi ad essere oggetto delle indagini. "Aveva bevuto?" - le chiede - e l'altra donna aggiunge: "poiché in tal caso avrebbe potuto inviare segnali confusi al rapinatore, illuderlo con i bei vestiti e con il cellulare per poi tirarsi indietro al momento della rapina".

Quando l'uomo ammette di non aver gridato per chiedere aiuto, in quanto sotto la minaccia di un coltello, la poliziotta gli risponde: "e come fa una persona a sapere che non gradiva consegnare i suoi beni, se non lo manifesta in modo esplicito?". Infine le due donne gli dicono che "deve accettare il fatto di avere delle responsabilità per quanto è accaduto"

Il caso di Melito Porto Salvo

Le osservazioni proposte dalle due donne del video non sono molto diverse dai commenti - questa volta però niente affatto satirici - pronunciati o scritti da molte persone che si sono espresse sul caso della 16enne di Melito Porto Salvo (RC) che per ben tre anni ha subito violenze sessuali da parte di un gruppo di nove uomini, tra cui il figlio di un noto boss della 'ndrangheta.

"Era nuda, se l'è andata a cercare" - "perché andava in giro a mezzanotte alla sua età?" - "perché ha aspettato tre anni per denunciare? Forse le andava bene e poi ha cambiato idea". Commenti che criminalizzano la vittima e concedono attenuanti ai carnefici. Commenti che - con le dovute varianti - sono comuni a molti casi di violenza. Forse è il caso di pensarci bene, prima di dire che una vittima "se l'è andata a cercare"...