Lo "Uss Jimmy Carter", un moderno sottomarino statunitense "d'attacco", fa ritorno alla base navale di Kitsap-Bangor (Seattle). A destare l'attenzione è la classica bandiera dei pirati (teschio bianco su sfondo nero) - il cosiddetto Jolly Roger - che sventola accanto alla tradizionale bandiera americana. Il sommergibile ha il compito di pattugliare i mari, ed, eventualmente, di affondare altri sottomarini e, sulla torretta, mostra la bandiera quando un'importante missione segreta ha avuto un buon esito. Escluso, dunque, a priori il lancio di missili balistici intercontinentali.

Il Jimmy Carter appartiene ai tre sommergibili della classe Seawolf, ma è il più lungo con 140 metri a fronte dei 110 metri degli altri due mezzi, e viene messo in acqua per svolgere operazioni speciali.

La tradizione

Risale al 1914 la tradizione di affiancare alla bandiera nazionale quella dei pirati ed è ispirata al libro di Richard Compton-Hall, "Sottomarini nella Guerra del 1939-45". Era il principio del primo conflitto mondiale: il sottomarino britannico Hms S-9 affondò un personaggio della Marina Imperiale Tedesca.

Mostrare la bandiera dei pirati era la risposta di Lex Harton, il comandante dell'unità, alla pesante offesa che 14 anni prima il comandante della Royal Navy, Arthur Wilson, aveva rivolto a tutti quei marinai imbarcati sui sottomarini.

Si riferiva, in realtà, al loro modo di combattere "basso": affrontare l'avversario "giocando a nascondino". Questo valse loro lo pseudonimo spregiativo di "pirati".

Le ipotesi

Il Washington Post afferma che il sommergibile ha compiuto una missione con obiettivi logistici: il trasporto dei Navy Seals in un'ignota e remota parte del mondo. Questa, però, non è l'unica ipotesi avanzata.

Molti analisti credono che l'unità possa essere giunta in diverse parti del mondo e per gli scopi più svariati, ma è ferma la convinzione che non abbia effettuato lanci di missili balistici.

Certamente, avrebbe potuto costeggiare la Corea del Nord, dove degli infiltrati hanno ricevuto il delicato incarico di tenere sotto controllo le attività del dittatore Kim Jong-un.

In secondo luogo, si potrebbe parlare di un'azione di spionaggio con mezzi ultramoderni e altamente sofisticati nei confronti della Cina. Una terza teoria che gli analisti non tendono ad escludere è la possibilità che il sommergibile abbia compiuto un viaggio in chiave antiterroristica, viaggi che anche in passato hanno avuto lo scopo di colpire e annientare formazioni jihadiste.

L'esperto Giuliano Ranieri suppone, invece, che si sia trattato di una missione nell'Artico: luogo di una sfida con i russi. O, ancora, sventolare la bandiera dei pirati potrebbe essere - più semplicemente - la dichiarazione di una guerra psicologica ai nemici degli Stati Uniti, i quali si staranno chiedendo, in questo momento - se "quell'animale marino" abbia navigato nelle sue acque.