Il braccio di ferro tra Madrid e Barcellona che sembrava essersi concluso dopo la dichiarazione di indipendenza, pronunciata lo scorso venerdì 27 settembre 2017 nell'aula del Parlamento, è destinato a prolungarsi. Difatti, tale indipendenza ha avuto delle ripercussioni sia su Madrid che sulla stessa catalogna e il suo presidente, inclusi i membri della sua amministrazione.
Puigdemont continua la sua battaglia
Nonostante la destituzione attuata dal governo madrileno, Puigdemont continua la sua battaglia, invitando ad opporsi fermamente e democraticamente all'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione, un articolo che - alla luce dei fatti odierni - entra fortemente in contraddizione con la volontà espressa dai cittadini catalani nel referendum dell'1 ottobre 2017.
Un opposizione che, tuttavia, non dovrà tradursi nell'uso della forza e della violenza, ma dovrà essere segnata da un atteggiamento civile e pacifico. Queste le parole dell'ormai ex presidente catalano in una dichiarazione istituzionale. Da parte sua, il governo spagnolo non ha replicato alle affermazioni di Puigdemont. Ha soltanto ribadito la sua destituzione che è definitiva e ogni suo comportamento sarà sottoposto al vaglio della giustizia.
Rajoy prende i poteri
Subito dopo la destituzione di Puigdemont, il premier Mariano Rajoy ha preso i poteri della Generalitat catalana, delegando Soraya Saenz de Santamaria, in attesa delle elezioni anticipate fissate per la giornata del 21 dicembre. Ancora, il governo spagnolo - secondo quando riferiscono i media - potrebbe mettere agli arresti Carles Puigdemont.
L'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione, che - per l'appunto - ha come conseguenza il commissariamento della regione catalana - ha visto, inoltre, la rimozione di Josep Lluis Trapero, il capo dei Mossos d'Esquadra. Altri 150 funzionari, tra collaboratori, dirigenti di diversi ministeri e personale delle ambasciate estere, sono stati dimessi.
La reazione di Barcellona
Ciononostante, il governo catalano - non sentendosi destituito - non si ferma. Continuando la sua battaglia ha, addirittura, previsto una riunione in vista di nuove elezioni costituenti della 'Repubblica' recentemente proclamata. Puigdemont manifesta pubblicamente la volontà di proseguire il suo lavoro per costruire un Paese libero. Importante è non fare uso della violenza, ma agire pacificamente.