Com'è noto, l'Istituto nazionale della previdenza sociale comprende, tra le sue funzioni, la verifica del rispetto dei regolari versamenti dei contributi previdenziali da parte dei datori di lavoro. Risulta davvero problematico, però, quando proprio l'ente che dovrebbe tutelare i lavoratori, diventa il soggetto che impedisce per ben tre anni ad una giovane di occupare un posto di sua competenza e alla fine costringe lo Stato ad un risarcimento di quasi 80 mila euro.

Un'incredibile disorganizzazione

La vicenda della 27enne Caterina, che ha una cecità totale, comincia alla fine del 2012, quando la Provincia di Genova rende noto alla ragazza di aver ottenuto un'offerta di lavoro proveniente dall'Inps, ai sensi della legge n° 113/85 che disciplina il collocamento obbligatorio al lavoro dei centralinisti telefonici non vedenti, e la invita a recarsi presso l'Ufficio collocamento disabili o comunque a contattare il prima possibile la struttura per comunicare la sua disponibilità all'avviamento.

A quel punto, per la giovane ha inizio un'odissea durata fino al 2015, un autentico calvario. L'Inps, infatti, prima richiede a Caterina di consegnare i documenti necessari per poter svolgere la sua attività, poi le dà dei falsi allarmi in merito all'imminente assunzione, avvertendola in maniera specifica di non allontanarsi dal capoluogo ligure perché il suo incarico avrebbe avuto inizio di lì a poco.

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Pensioni

Nonostante i tanti solleciti dell'Unione italiana ciechi e le diffide inviate dall'Ufficio disabili della Provincia di Genova all'Inps, però, l'assunzione non viene mai resa definitiva. Intanto, mentre coloro che risultavano in una posizione inferiore nella graduatoria delle liste di collocamento obbligatorio rispetto a Caterina venivano assunti e cominciavano finalmente a lavorare, la ragazza restava a casa, senza poter percepire uno stipendio, e per di più impossibilitata ad un nuovo avviamento, data l'efficacia del provvedimento nei confronti dell'Inps.

La causa legale

Alla fine, 2 anni fa Caterina è stata assunta in qualità di centralinista dall'Inail e ha dato inizio alla sua causa. In tribunale la difesa dell'Inps si è basata sul fatto che il mese successivo alla lettera di assunzione, la disciplina introdotta dalla spending review aveva portato al blocco delle assunzioni. L'avvocato Ester Baessato, legale della ricorrente, ha però dimostrato che le stesse regole permettevano di assumere centralinisti non vedenti anche in soprannumero.

Il giudice, inoltre, ha evidenziato che l'assunzione avrebbe potuto essere completata in precedenza, decidendo che questa mancanza, che ha causato un danno a Caterina, debba essere imputata senza dubbio all'Istituto, che è stato condannato ad un risarcimento di 78 mila euro.

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