Il 19 ottobre del 2007, Graziano Cecchini colpisce la sensibilità pubblica con un gesto piuttosto discutibile effettuato in uno dei monumenti più preziosi per la città di Roma e per l'Italia intera: colora di rosso l'acqua di Fontana di Trevi. Ebbene, a distanza di 10 anni, l'uomo - che fa parte di un movimento artistico neo-futurista - si è ripetuto, eludendo i controlli. All'epoca dei fatti, Cecchini, che dopo l'atto vandalico aveva pubblicato una contestazione scritta contro il "mercato globale" e il "Festival internazionale del film di Roma", fu arrestato dopo accurate indagini da parte della Digos e, in seguito, rimesso in libertà.

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Chi è Graziano Cecchini

Cecchini nasce a Roma il 21 ottobre 1953 e si dichiara un futurista. Tra i suoi gesti più eclatanti, oltre a quello del 2007, c'è da ricordare anche quello del gennaio 2008, quando fece rotolare cinquecentomila palline colorate giù dalla scalinata di Trinità dei Monti per "colorare di gioia un paese sommerso dai rifiuti". Oltre a questi episodi, ricordiamo anche quando ha lanciato palloni per il Tibet da Castel Sant'Angelo e ha tentato di fare irruzione nella casa del Grande Fratello.

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La storia si ripete

Ancora una volta, "l'artista" Graziano Cecchini, sfuggendo ai controlli in piazza, è riuscito a versare una latta di colorante rosso nell'acqua del monumento romano. L'uomo, fermato dai vigili urbani, è stato condotto al comando di zona per gli accertamenti di rito. Nel frattempo, i turisti si sono riversati sul luogo del misfatto per scattare foto ricordo e selfie, nonostante il veto delle forze dell'ordine che hanno provveduto tempestivamente a chiudere la zona con nastri di divieto.

La lettera di protesta di Graziano Cecchini

Cecchini ha accompagnato il gesto di evidente protesta, che ha voluto intitolare "Pacta servanda sunt", con una lettera in cui ha espresso il suo rammarico e la propria delusione per una situazione che, in 10 anni, non ha avuto alcuna evoluzione. L'uomo ha affermato che il nostro paese si sta addormentando, assuefatto, ormai, al volere dei corrotti. Per questo motivo ha deciso di non restare a guardare in silenzio, facendosi portavoce di tutti coloro che non hanno la forza e il coraggio di risollevarsi.

Il suo gesto, dunque, nasce con il presupposto di scuotere gli animi. Nella sua folle ribellione, Cecchini urla per chi non ha voce, affinché Roma si riprenda il posto che le spetta di diritto come Capitale dell'Arte.

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