Sono 33, ventisei donne e sette uomini, gli insegnanti calabresi che ieri hanno concluso la loro vita lavorativa all'interno dell'ambiente scolastico. Infatti, sono stati sospesi dal servizio con l'accusa di falso in atto pubblico dalla Procura di Cosenza. Le forze dell'ordine cosentine - che stavano effettuando indagini dall'ottobre dello scorso anno - hanno accertato che molti di quei docenti esercitavano la loro professione anche fuori dalla Basilicata, una professione alla quale però non erano abilitati, poiché i loro certificati risultavano fasulli.

Alle origini dell'indagine

Il Provveditorato scolastico ha sporto una denuncia nel 2016 e il procuratore Mario Spagnuolo si è prontamente messo a disposizione avviando le indagini. Il precedente funzionario, ora in pensione, che aveva gestito le graduatorie è stato sostituito da uno nuovo, il quale ha osservato tutta la documentazione concernente le graduatorie di quanti erano abilitati a svolgere la professione di insegnante di sostegno e, in quel momento, delle anomalie riscontrate in quelle attestazioni hanno fortemente insospettito il funzionario che ha, pertanto, deciso di avvalersi dell'aiuto della Procura di Cosenza.

Esiste un vero e proprio clan?

Gli agenti hanno sequestrato tutta la documentazione presentata dai docenti.

Ciò che ha messo in moto l'indagine è che dagli istituti magistrali di provenienza, quali risultavano dai diplomi, non avevano nulla a che vedere con quella che era la realtà: insomma, in quegli istituti non c'erano mai stati.

Perciò, il procuratore Spagnuolo interviene sostenendo che, ora, le indagini sono rivolte verso chi ha falsificato siffatti documenti in possesso dei trentatré docenti.

L'ipotesi avanzata attualmente, è l'esistenza di una vera e propria organizzazione dedita al clonaggio e alla falsificazione delle attestazioni.

Non è un caso unico

Un tale sistema di falsificazione ha permesso a molti insegnanti di trovare occupazione in molte scuole primarie e dell'infanzia sparse su tutto il territorio nazionale, oltre ad inserirsi nelle graduatorie ad esaurimento.

Molti altri, invece, hanno avuto la fortuna di non emigrare dalla Calabria proprio grazie a questa strategia, a discapito di quanti (colleghi in possesso di regolare documentazione) sono costretti a cambiare città per guadagnare per il loro proprio sostentamento.