Ieri 22 Novembre il Tribunale Penale Internazionale, TPI, sito a l'aia (Olanda) ha emesso la sua sentenza: Ratlo Mladic, ex generale ed ex comandante in capo delle forse serbo-bosniache durante la guerra in Bosnia (1992-1995) è stato condannato all'ergastolo per genocidio, per crimini contro l'umanità, per crimini di guerra.

Mentre la sentenza veniva letta, Ratko Mladic, estremamente nervoso e insofferente, ha continuato a sbraitare gridando al processo politico, ad una sentenza preparata, inveendo contro i giudici definiti falsi e bugiardi. Uno dei Giudici ha ricordato che la sentenza deve essere una lezione all'umanità che non deve dimenticare ciò che è stato: chi commette atrocità di tale fatta non può sperare nella decadenza dell'accusa per decorso dei termini, ma per quanto tempo sia passato o per quanto vecchia sia la persona accusata o per quanto lungo sia il processo, deve essere sicuro che la Giustizia farà il suo corso.

Riconosciuto reo di dieci sugli undici capi d'accusa, Mladic è in primis responsabile del massacro di srebenica definito genocidio, termine contestato dalla Serbia, oltre a crimini di guerra di tutti i tipi, massacri, stupri di massa e operazioni continue di pulizia etnica.

I Pareri

In Bosnia dove sono stati commessi i crimini, la sentenza è stata accolta in modo contrastante: su un fronte, i Bosniaci musulmani e croati hanno applaudito considerando Mladic un vero mostro, mentre per i Bosniaci serbi Mladic era è e sarà un eroe, considerato addirittura un vero De Gaulle.

Chi è Ratko Mladic

Nato nel 1943, fu generale della vecchia Jugoslavia e, col suo disfacimento, divenne generale della Serbia e in particolare, fu comandante in campo delle forze serbo-bosniache della Bosnia Erzegovina.

Spietato e con un piano preciso, fu responsabile del terribile assedio di Sarajevo (5 aprile 1992 - 29 febbraio 1996), ma il suo nome è legato soprattutto a quanto successe a Srebenica, che vanta il triste primato di essere il più grande genocidio europeo dalla Seconda Guerra Mondiale. A questo Mladic deve il soprannome di "macellaio di Bosnia" o anche "il Boia di Srebenica".

Scattate le accuse, una volta finita la guerra, mentre su di lui veniva messa dagli Usa e dalla nuova Serbia una taglia di 5 milioni di dollari che arrivava poi a 10, Mladic si diede alla macchia ed è riuscito a rimanere libero per ben 16 anni protetto dai nostalgici serbo-bosniaci e dalla sua famiglia.

Solo il 26 maggio del 2011 venne preso e successivamente il 31 maggio estradato a L'Aia dove è stato processato e ora condannato.

Srebenica

Srebenica è una piccola città di 15.000 abitanti della Bosnia Erzegovina, il cui nome significa "miniera d'argento" dall'antico nome romano: di essa forse nessuno aveva mai sentito parlare fino a che non trapelò cosa era successo negli anni della guerra di fine Novecento: il peggior sterminio, per la precisione un vero e proprio genocidio dal 1945. L'Europa, fiera di avere superato la Seconda Guerra Mondiale, fiera di aver mantenuto per decenni la pace, ripiombava negli orrori di una guerra civile terribile dopo il disfacimento della vecchia Jugoslavia comunista.

Nel corso della guerra, precisamente nel 1993, l'ONU aveva istituito la zona protetta di Srebenica per la protezione della popolazione civile e metteva Caschi Blu olandesi a difesa, ma la cosa servì a poco.

Infatti, questo non fermò le forze guidate da Mladic: era il 9 luglio 1995 e una volta entrati in città, subito furono iniziate le operazioni di pulizia etnica. Tutti i maschi musulmani dai 12 ai 77 anni furono divisi dalle donne, dai bambini e dagli anziani, ammassati in un campo con la scusa di essere interrogati, in realtà furono spietatamente massacrati e sepolti in fosse comuni, come si intuì subito dopo dalle foto satellitari della zona.

Quanti furono i morti?

Secondo le stime ufficiali il numero fu di 8372, ma le associazioni delle famiglie dicono che il numero si aggira sui 10.000.

Solo a giugno 2015 si passò alla triste e terribile operazione della riesumazione e al tentativo di riconoscimento tramite DNA, ma molti non poterono essere riconosciuti.

Una piccola opinione

Il riconoscimento di quanto successo a Srebenica e comunque nella guerra di fine secolo, è stato un brutto colpo per l'orgoglio dell'Europa che credeva di essersi tirata fuori dagli orrori della II Guerra Mondiale e che pensava di aver ricostruito un nuovo modello di civiltà. Ma la cosa importante, come ha sostenuto uno dei giudici de L'Aia, è ricordare, non dimenticare, non seppellire perchè gli orrori sono sempre alle porte e riconoscerli e condannarli è l'unico mezzo che noi abbiamo per metterci dalla parte giusta. Rimane l'eco delle parole di una bellissima poesia di Salvador Quasimodo quando scriveva: "Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo".