L’Onorevole Cateno De Luca è stato arrestato dopo poche ore dalla sua elezione nelle file dell’Udc nello schieramento di centrodestra che ha sostenuto Nello Musumeci, consentendogli di pervenire alla guida della Regione siciliana.

Il neo deputato, solo venerdì scorso, nel comizio finale della sua campagna per le Elezioni regionali aveva peraltro manifestato la sua intenzione di candidarsi a sindaco di Messina.

Il Tribunale di Messina, a conclusione delle indagini coordinate dalla locale Procura, hanno posto agli arresti domiciliari sia il neo deputato regionale che il presidente della Federazione Nazionale Piccoli Imprenditori (Fenapi) Carmelo Satta, in qualità di organizzatori di una associazione per delinquere grazie alla quale si era realizzata una ingentissima evasione fiscale di circa un milione 750 mila euro.

La ricostruzione fatta dalle Forze dell’Ordine

Il gip del Tribunale di Messina Monia De Francesco, che ha disposto l’Ordinanza di custodia cautelare, espone l’operato di De Luca parlando di 'Pervicacia criminale e spregiudicatezza'.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, si era costruito un articolato reticolo di società facente capo alla Fenapi e alla società Caf Fenapi s.r.l., riconducibile a De Luca e a Satta e impiegato per un complesso sistema di fatturazioni fittizie destinate all’evasione delle imposte dirette ed indirette.

Il sistema, per come ricostruito, prevedeva l’attribuzione di costi inesistenti, da parte della Federazione a vantaggio del Caf Fenapi s.r.l., individuato quale principale centro degli interessi economici. A seguito dell’indagine in parola, oltre a De Luca e Satta, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza e i Carabinieri di Messina hanno notificato otto avvisi di garanzia, provvedendo all’esecuzione di un sequestro preventivo per un equivalente pari all’ammontare dell'indebito risparmio di tributi (circa 1.750.000 euro), sia nei confronti degli arrestati che nei confronti della società Caf Fenapi.

Le accuse sarebbero poi avallate dall’avvocato Giovanni Cicala che, incaricato da De Luca dell’assistenza legale, si è poi rifiutato di produrre documentazione falsa, confermando agli inquirenti quanto era emerso attraverso le intercettazioni telefoniche e, cioè, riconducibilità a De Luca delle società coinvolte.

Il neo deputato, era tra l’altro già stato arrestato nell’ambito di una inchiesta relativa a lavori realizzati a Fiumedinisi, il paese della provincia di Messina nel quale era sindaco e dove le sue aziende si sono aggiudicate alcuni lavori edili. Per questa fattispecie, la procura ha già chiesto una sua condanna a 5 anni.

Le reazioni politiche

La presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi ha avuto modo di affermare che si tratta di un fatto gravissimo ma che purtroppo non è il primo. Il nome di De Luca ci era stato segnalato sia dal candidato Giancarlo Cancelleri, che dalla prefettura per l’inserimento fra gli 'impresentabili', ma la sua candidatura è prova che i mezzi di cui dispone la Commissione per tutelare gli elettori sono insufficienti.

Proprio Cancelleri (M5S) ha dichiarato che Musumeci, ora, dovrà chiedere scusa ai siciliani per questa onta indelebile che vede Cateno De Luca eletto e, neppure 48 ore dopo, posto ai domiciliari: 'un record storico'.

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