Il Giro d’Italia di ciclismo, edizione numero 101, come informa il sito ufficiale della corsa rosa, partirà il 4 maggio prossimo da gerusalemme e non più da Gerusalemme Ovest, come invece segnalato durante la cerimonia di presentazione del 30 novembre scorso. Una questione secondaria, staranno pensando gli appassionati delle due ruote a pedali, ma non è così. Sulla dicitura Gerusalemme, invece di Gerusalemme Ovest, ha rischiato di esplodere una crisi diplomatica tra Italia e Stato ebraico, perché gli israeliani considerano la Città Santa unica e indivisibile, al contrario degli accordi internazionali che riconoscono solo la parte Ovest, appunto, come capitale di Israele, mentre l’Est dovrebbe diventare parte del futuro Stato palestinese.

Schiacciati dalla minaccia del governo di Tel Aviv di annullare le prime tre tappe del Giro in Israele (per la prima volta si parte fuori dall’Europa), gli organizzatori della corsa rosa sono stati costretti ad accettare il diktat con la stella di David.

La posizione del governo israeliano

I vertici del governo israeliano di Bibi Netanyahu saranno saltati sulle sedie quando, l’altro giorno, hanno assistito a Milano alla presentazione del Giro d’Italia 2018, edizione numero 101. La tappa d’esordio del Giro prevista (come la seconda e la terza) in Israele, sarebbe partita, secondo le scritte in sovrimpressione, da Gerusalemme Ovest. Ma per gli israeliani (così come per i palestinesi peraltro) la Città Santa alle tre religioni monoteistiche sarebbe una e indivisibile.

Per questo, i ministri dello Sport e del Turismo, Miri Regev e Yariv Levin, hanno addirittura deciso di emettere un comunicato congiunto per ricordare che “Gerusalemme è la capitale di Israele e una città unita: non ci sono un Est e un Ovest”. Secondo lo Stato ebraico, infatti, dietro la scelta della dicitura ‘Gerusalemme Ovest’ ci sarebbero state non meglio precisate “pressioni di elementi filo palestinesi”. Da qui la minaccia di togliere la sponsorizzazione al Giro d’Italia 2018, con la conseguente cancellazione delle tre tappe in terra di Israele che hanno costretto Rcs, la società organizzatrice, a ‘sbianchettare’ la scritta Ovest pur di salvare il Giro.

Le accuse di Di Stefano (M5S): ‘Solo una questione di soldi’

A contestare la scelta degli organizzatori del Giro d’Italia di piegarsi senza protestare al volere di Israele è il deputato del M5S Manlio Di Stefano. “La polemica su Gerusalemme Ovest è ridicola - scrive Di Stefano su Twitter - il Giro 2018 parte da lì per i soldi che Israele versa come strategia politica”. Oppure, continua il parlamentare pentastellato, “pensavate che Gazzetta.it (Rcs ndr) rispettasse Onu e buonsenso? Pecunia non olet”.

Le dichiarazioni di un diplomatico europeo: ‘Gerusalemme non è la capitale di Israele’

A rendere ancor più ingarbugliato questo giallo internazionale ci pensa una non meglio precisata “fonte diplomatica europea”, la quale rivela all’agenzia di stampa Dire che “lo status politico di Gerusalemme non è risolto, quindi non possiamo considerarla capitale di Israele”.

Il funzionario ricorda anche che le risoluzioni Onu non riconoscono l’annessione di Gerusalemme Est allo Stato ebraico, quindi è un bene che la tappa del Giro rispetti la cosiddetta Linea Verde, ovvero l’immaginaria linea di demarcazione che divide in due la Citta Santa, anche se non è stato corretto eliminare la dicitura Ovest.