Torna la tragedia di rigopiano in seguito all’ennesima minaccia verso l’unica titolare dell’inchiesta sul suicidio dell’ex generale Conti. I sospetti sulla morte, ritenuta per suicidio, di uno dei diretti interessati sul disastro di Rigopiano sono stati molti e tutti hanno portato il pm Aura Scarsella a indagare, pm che negli ultimi mesi è stata bersagliata da minacce.

Lo scorso 17 novembre l’ex militare, Conti, si è ucciso con un colpo di pistola.

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Sono state rinvenute due lettere in cui parlava della tragedia di Rigopiano andando a prendersi colpe che, secondo chi indaga, sarebbero di altre persone. Il procuratore Aura Scarsella, l’unico pm che sta indagando sui dubbi del suicidio dell’ex Generale, continua la sua indagine.

Minaccia palese

Nonostante abbia già ricevuto minacce da parte di anonimi per archiviare questa vicenda, ora parrebbe che si sia giunti anche alla vendetta trasversale: la scorsa notte è stata incendiata l’auto di sua figlia, parcheggiata sotto l’abitazione dello stesso magistrato.

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Ora su questa vicenda sta indagando la squadra anticrimine del commissariato di Polizia sulla dubbia origine del rogo. Un’azione dolosa e voluta dato che l’auto ha preso fuoco da ferma dopo ore che era stata spenta.

Intanto, Scarsela rilancia i suoi molteplici dubbi sul suicidio dell’ex militare. Secondo le sue ultime dichiarazioni le lettere, la dinamica e i molti indizi riscontrati sul luogo dove è stato ritrovato il cadavere sono troppi; ribadisce inoltre che non si lascerà intimidire da questa ennesima minaccia alla sua famiglia. La tragedia di Rigopiano non può essere dimenticata ed ora c’è un’ennesima vittima, l’ex Generale Conti.

Il disastro di Rigopiano

Ricordiamo che il disastro dell’hotel Rigopiano e dei suoi 29 morti ha scosso l’opinione pubblica. Si cercano sia i diretti interessati, che hanno adibito al pubblico un locale assolutamente inadatto, che gli indiretti responsabili, che hanno elargito con troppa facilità i permessi.

L’ex generale Conti aveva firmato il documento con le prescrizioni per la piscina dell’hotel rimasta intatta, dopo la valanga, e priva di vittime.

Da qui, secondo le dichiarazioni di Scarsella, il primo sospetto del “perché” aveva da sentirsi in colpe per l’unica struttura adatta ad uso pubblico? Se si tratta di suicidio è perché ha ricevuto minacce da persone che sapeva essere i diretti responsabili del disastro? Ha ricevuto minacce perché voleva denunciare qualcun altro? Troppe le domande irrisolte e, il procuratore Scarsella, ha intenzione di mettere in chiaro la dinamica di questa nuova vittima.

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