George Weah è il nuovo presidente della Liberia. A riportarlo è la Commissione elettorale della Liberia (NEC) in base a dati provvisori che, però, risultano piuttosto eloquenti circa le preferenze espresse dai 2,2 milioni di elettori nel ballottaggio avvenuto il 26 dicembre. L'ex giocatore del Milan, leader dell'opposizione, ha raggiunto il 61,5% dei voti, contro il 38,5% dello sfidante appartenente allo schieramento del governo in carica, quale Joseph Boakai.

Il 51enne George Weah è leader della coalizione per il cambiamento democratico, e d'adesso prenderà le redini del governo della Liberia, avendo sconfitto il rivale facente parte del Partito d'Unione, il 73enne vicepresidente in uscita dell'esecutivo in carica, Joseph Boakai.

La vittoria dell'ex attaccante è arrivata dopo una serie di ostacoli pervenuti nel percorso che lo ha portato definitivamente al potere. Difatti, dopo la vittoria al primo turno nella data del 10 ottobre, una querelle legale che lo accusava di brogli e irregolarità nel primo verdetto, aveva impedito lo svolgimento del secondo turno di elezioni. A sbloccare la situazione è stata la Corte Suprema della Liberia il 21 dicembre scorso, permettendo il regolare svolgimento del ballottaggio che ha portato l'ex pallone d'oro al governo.

Storia politica di George Weah

Dopo aver chiuso trionfalmente la propria carriera calcistica, George Weah ha iniziato a intraprendere quella politica nel 2002, divenendo in seguito senatore del Parlamento della Liberia.

Fin da subito ha dimostrato di essersi calato pienamente nel suo nuovo ruolo, facendosi portatore di una visione politica democratica, e candidandosi nel 2005 alle elezioni presidenziali - uscendone tuttavia sconfitto - esprimendo il proprio disaccordo per la guerra civile scoppiata proprio in quel periodo storico.

Demetrio Albertini, ex vicepresidente della Federcalcio italiana, ha espresso la propria stima nei confronti del nuovo presidente della LIberia, evidenziandone la personalità carismatica e da leader di cui è in possesso, e dell'impegno da sempre profuso nei confronti del proprio popolo.

All'interno della psiche del leader: carisma e leadership

George Weah è stato un leader nel campo di gioco, durante i suoi anni trascorsi nel mondo del calcio, ma è anche un leader fuori dal campo, nel mondo politico e, probabilmente, nella vita quotidiana.

La psicologa Denehy ha asserito che un leader è colui che, conoscendo la strada, la indica agli altri, facendosi carico della responsabilità altrui, controllando le variabili in gioco e prendendosi oneri o onori in ogni circostanza. Ma la capacità di leadership è una dote innata?

Secondo gli studi svolti nell'ambito della psicologia del lavoro, affermare che la leadership sia un puro fattore biologico, è del tutto erroneo. Difatti è stato appurato che la capacità di porsi come guida è il prodotto della combinazione di più variabili, quali apprendimento, esperienza e sviluppo. Tuttavia il concetto di carisma è utile per comprendere quanto sia influente il fattore innato, biologico ed ereditario.

Il carisma, in psicologia, viene definito come la capacità di persuadere ed operare la propria influenza sui pensieri e comportamenti delle altre persone, che queste siano del proprio gruppo di appartenenza o meno. Uno tra i primi studiosi ad indagare la psicologia del gruppo fu Sigmund Freud, mediante un'opera risalente al 1921, in cui sottolineò l'analogia presente tra lo stato psicologico che viene a crearsi tra il leader e il gruppo, e lo stato psicologico che si instaura tra l'ipnotista e il paziente durante la seduta terapeutica. Il parallelismo operato dal celebre psicoanalista, dunque, sostiene che il leader operi una sorta di "ipnotizzazione" sul gruppo, in maniera tale che la mente dei suoi componenti diventi univoca ed entri in uno stato di trance che permette al leader di comandare sulle persone.

In questo stato di dissociazione, gli individui "ipnotizzati" saranno svincolati dal senso di colpa, dall'ansia e dell'angoscia per ogni atto commesso su ordine del leader.

Jung, allievo di Freud, sosterrà appunto la visione del suo mentore, esemplificandola attraverso il leader patologico che è esistito in Adolf Hitler. Difatti è stato assodato che il leader carismatico tenta di colmare i propri bisogni infantili attraverso il potere di cui è in possesso, e proprio da qui potrebbe nascere il leader carismatico patologico. Solitamente, tuttavia, un capo si muove all'interno del proprio contesto d'azione, seguendo ideali umili e lottando per i diritti umani e d'uguaglianza. Infatti - come nel caso di George Weah, divenuto presidente della Liberia - il leader emerge nell'ambito religioso e politico della propria epoca, dirigendosi contro le ingiustizie del tempo, promuovendo l'ideale etico-egualitario, riuscendo ad ottenere consensi e collaborazione dalla maggioranza del popolo, soprattutto dalle classi di cui si promuovono i diritti, ossia quelle più umili.

Gli studi hanno infatti confermato che non esiste un leader senza un gruppo che lo assecondi. Di conseguenza, si tratta di un soggetto con chiare sfumature patologiche che, tuttavia, rende meno visibili grazie alla comunità che lo supporta, facendosi contenitore delle fantasie di grandiosità insite nella psiche del leader.