La pena di morte, oltre ad essere una pratica ancora in uso, ormai non desta più scalpore o sorpresa nelle persone abituate a tanta crudeltà. Recentemente in Cina sono stati condannati 10 uomini, sette per reati legati alla droga e gli altri tre per rapina ed omicidio; ha partecipato una folla di migliaia di persone. Il tutto si è verificato ad appena 160 km da Hong Kong e le persone erano state invitate all'esecuzione attraverso i social network. I condannati sono stati fatti salire sul palco uno alla volta e, dopo aver letto l'accusa di ciascuno, è stata loro tolta la vita.

Le persone, ormai abituate a certi spettacoli, non hanno provato sbigottimento; qualcuno ha persino filmato il tutto con il proprio cellulare. Una pratica ancora in uso in Cina (ma non è l'unico paese in cui ancora si ricorre alla pena di morte): solo cinque mesi fa infatti altri otto uomini sono stati condannati a morte per traffico di stupefacenti, sempre nella stessa zona, nella provincia di Lufeng.

I dati raccolti dalla Dui Hua Foundation stimano che solo nell'ultimo anno sono state eseguite circa 2000 condanne a morte. Questi dati però non sono stati confermati, poichè in Cina la pena di morte è un segreto di stato, quindi si può solo fare una stima di quello che potrebbe essere anche un numero molto più alto.

Amnesty International ogni anno stila un rapporto sul numero di condanne a morte emesse ed eseguite nel mondo: l'anno scorso negli Stati Uniti sono state eseguite condanne a morte solo in cinque stati (Alabama, Florida, Georgia, Missouri e Texas). La Cina purtroppo però continua ad essere al primo posto di questa graduatoria, nonostante anche i dati raccolti da Amnesty siano solo stime, perchè moltissimi casi di pena di morte non sono stati inseriti all'interno di un registro giudiziario online; gli unici dati a cui si può accedere sono legati ai mezzi di informazione locali.

Nella mente del condannato

Nella mente delle persone che vengono condannate a morte si alternano sentimenti e pensieri di ogni tipo: alcuni di loro si lasciano impossessare da tristezza e sgomento per la vita che sono costretti ad abbandonare, alla famiglia e agli amici. Altri invece paradossalmente tendono ad essere positivi, aspettano il giorno della sentenza con tranquillità e serenità, sembrando folli agli occhi degli altri.

In realtà è una meccanismo di difesa che aiuta le persone a non pensare al terribile destino a cui sono state condannate e a non vivere i loro ultimi giorni in modo miserabile.

La maggior parte di loro però si sentono persi, si abbandonano alla paura, perchè la tanatofobia (o paura della morte) è la più antica tra tutte le fobie ed accomuna tutti gli esseri umani. La paura della morte rappresenta l'ignoto per antonomasia, nessuno sa cosa c'è dopo la morte e se qualcosa realmente c'è; è presente in tutte le culture e ciascuna cerca di allontanare questo pensiero in modi diversi, rimandandolo fin quando possibile. È un evento imprevedibile al quale nessuno può sottrarsi, perchè prima o poi tutti dobbiamo fare i conti con la morte.

Un modo per accettarla con serenità è rieducarsi al concetto di morte non scacciando la paura, bensì accettando il fatto che tutti gli esseri umani sono esseri mortali, quindi la cosa migliore sarebbe incanalare le proprie energie ed i propri sforzi nel raggiungimento degli obiettivi che ci si è posti.