L’Italia si sta preparando al voto, previsto per il 4 marzo di quest'anno.
Al Ministero dell'Interno sono stati presentati ben103 simboli dei partiti in corsa per le prossime elezioni. Di questi, ne sono stati ammessi 75; gli altri, esclusi per irregolarità, dispongono di tempo per mettersi in regola.
Ma di questi 75, solo alcuni sono definibili principali. Di seguito, i partiti considerati maggiori che si presenteranno. Per il centrodestra, Forza Italia guidato da Silvio Berlusconi, Lega guidato da Matteo Salvini, Fratelli d’Italia guidato da Giorgia Meloni, i tre in coalizione; Noi con l’Italia guidato da Raffaele Fitto; Energie per l’Italia guidato da Stefano Parisi; Udeur guidato da Clemente Mastella.
Per il centrosinistra sono schierati il Partito Democratico guidato da Matteo Renzi; Civica Popolare guidato da Beatrice Lorenzin; Lista + Europa guidato da Emma Bonino.
Per la sinistra, il Liberi e Uguali guidato da Pietro Grasso. E infine, altri movimenti politici: il Movimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio; Rinascimento guidato da Vittorio Sgarbi; Potere al Popolo guidato da Viola Carofalo; Casapound guidato da Simone di Stefano.
Come buona norma le reti televisive, le stazioni radio e le testate giornalistiche sono inondate di promesse e di piani politici da parte di ogni partito. Ma la comunicazione politica ha degli obiettivi e degli scopi da rispettare per ricevere il consenso degli elettori.
Obiettivi e caratteristiche della comunicazione politica
La comunicazione politica è guidata principalmente da tre obiettivi: il primo, riguarda la conquista del consenso delle persone e la mobilitazione all’azione nelle varie forme in cui si può presentare (per esempio, il voto, la partecipazione a manifestazioni e a convegni politici). Il politico si costruisce un modo di comunicare che possa essere raggiungibile al numero più ampio di persone possibile, cioè la folla, la popolazione nel suo insieme.
Il secondo riguarda il dovere di rappresentare un partito o una coalizione e quindi essere in grado di personificare e promuovere gli interessi e i progetti comuni.
Infine, la comunicazione e il modo in cui viene strutturata servono a marcare le differenze e le contrapposizioni con gli avversari; quindi ogni dichiarazione, anche quella più apparentemente neutrale, presuppone un confronto con le dichiarazioni della parte avversaria.
Una sorta di dialogo a lungo termine.
La comunicazione politica ha delle caratteristiche a sé stanti rispetto alla comunicazione verbale quotidiana. Infatti, poiché passa e raggiunge gli elettori in modo mediatico, deve rispettare delle regole ben precise per far sì che aumenti il numero di sostenitori. In particolare, viene strutturata a mo’ di conversazione: infatti, spesso vengono invitati in veri e propri salotti televisivi. Questo per far sembrare all’ascoltatore di essere a contatto con una persona vicina alle proprie abitudini, alla propria quotidianità, per far sembrare che i politici siano persone molto più vicine alla nostra realtà di quanto possa sembrare.
Ma poiché tutto ciò si svolge in un ambiente mediatico, vi sono dei tempi e dei modi da rispettare per far sì che il proprio messaggio arrivi diretto e in modo imponente nei fruitori e che, soprattutto, rimanga impresso nelle loro menti.
A facilitare questo processo, interviene la possibilità di costruire frasi ad effetto e facili slogan da memorizzare, che spesso rappresentano tutta l’impronta politica. Tutto questo favorisce lo spostamento dell’attenzione dalle vicende politiche alle vicende personali del leader di rappresentanza. L’attacco si configura non più come attacco all’ideologia politica, ma come un attacco alla persona e anche su questo atto di attacco ad personam esistono delle regole ben precise, che spesso hanno delle ripercussioni anche su chi compie l’attacco.
Attacchi politici e i loro effetti
Si è detto in precedenza che lo scopo principale della comunicazione politica è quello di acquisire il maggior consenso possibile dei cittadini.
Un’importante condizione perché ciò avvenga è che la fonte di questa comunicazione, il politico quindi, sia una fonte degna di fiducia, di rispetto, di credibilità e che più in generale sia valutata positivamente dagli individui. Ma risulta molto difficile dare questa immagine pulita di sé perché nel dibattito politico ci si concentra molto di più ad attaccare gli avversari che non a elogiare sé stessi con messaggi positivi. Questo perché nelle menti delle persone è più diffusa la convinzione che gli atteggiamenti negativi siano più determinanti per il comportamento politico rispetto agli atteggiamenti positivi.
Quando però questi attacchi non rispettano le regole della comunicazione politica, si ha un effetto che in psicologia viene definito “effetto boomerang”: si verifica quando il messaggio negativo formulato dalla fonte suscita un giudizio negativo nei confronti della fonte e non di colui che ne è l’oggetto.
Questo fenomeno si verifica principalmente quando la fonte si scaglia ferocemente contro alcune caratteristiche prettamente personali, invece di attaccare sui programmi politici o sulla sua ideologia.
La difesa negli attacchi politici
Così come certi attacchi possono danneggiare l’immagine dei politici più di altri, anche alcune difese possono contribuire più di altre a mantenere o a recuperare un’immagine positiva. Si possono identificare 4 tipi principali di difese e sono: la negazione, per cui il politico non riconosce la gravità dell’azione commessa e ammette di non esserne coinvolto; la concessione, per cui il politico riconosce sia la gravità dell’azione sia la sua responsabilità a riguardo.
Spesso questo tipo di difesa, che non è una reale difesa, ma più un’ammissione di colpa, risulta essere la più strategica, in quanto agli occhi del cittadino può acquistare molta più credibilità in quanto l’onestà e la responsabilità vengono viste come virtus imprescindibili in un politicante.
Più spesso però i politici fanno ricorso alle scuse, per cui ammette la gravità di un evento, ma nega di esserne l’unico e il totale responsabile; e infine la giustificazione, per cui il politico attaccato accetta di essere il responsabile dell’evento ma ne dibatte la gravità, impegnandosi a fornire un’attività comunicativa di ridefinimento dell’evento stesso, in modo da ridurne la negatività percepita.