Per gli inquirenti non c'è alcun dubbio: si è trattata di un'esecuzione in piena regola. Prima l'ha uccisa con un solo colpo di pistola alla nuca, poi l'ha gettata nel Po. A quasi due anni di distanza dall'omicidio di Kruja Ladvije, la badante albanese di 41 anni conosciuta da tutti con il nome di 'Dea', i carabinieri di Stradella hanno arrestato Franco Vignati, pensionato di 64 anni, ex consigliere comunale ed assessore della Lega Nord a Chignolo Po, in provincia di Pavia. L'avrebbe uccisa solo perché lei lo aveva lasciato.

Ultimo incontro, trappola mortale

Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, il delitto è avvenuto il 30 maggio 2016.

La donna albanese sei giorni prima aveva lasciato Vignati che viveva a casa sua. L'uomo non voleva rassegnarsi alla fine della relazione che durava da un anno e mezzo, ma la badante aveva preso la sua decisione e voleva voltare pagina. Allora il presunto assassino le avrebbe teso la trappola mortale: l'ha convocata per un ultimo incontro con la scusa di proporle un nuovo lavoro. Prima però è andato a casa della moglie, dalla quale si stava separando, a prendere la pistola calibro 7.62 regolarmente detenuta e lì custodita. Poi l'ha incontrata nei pressi di una diga di Monticelli d’Ongina (Piacenza). Fatale è stato un caffè e il fatto che la donna si è appartata con lui in un luogo isolato vicino alla sponda del fiume Lambro. Non appena Dea gli ha dato le spalle, Vignati avrebbe sparato un solo colpo che l'ha raggiunta alla base del cranio uccidendola all'istante.

Poi avrebbe gettato il cadavere nel fiume per farlo sparire. Con freddezza e perfetto controllo delle sue azioni, avrebbe riportato la pistola nella casa dell'ex moglie. Per questa condotta, gli inquirenti gli contestano la premeditazione dell'omicidio con l'aggravante della volontarietà e dei futili motivi, oltre all'occultamento di cadavere.

Impossibile l'allontanamento volontario

Fin da subito nessuno ha mai creduto ad un allontanamento volontario della donna che lavorava come badante a San Colombano al Lambro (Milano), ed era madre di due figli adolescenti di 13 e 17 anni con cui viveva a Miradolo Terme nel pavese e da cui non si sarebbe mai separata. Tanto meno è stata mai presa in considerazione l'ipotesi del suicidio.

A far scattare le indagini della procura di Lodi era stata la denuncia di scomparsa da parte dei familiari di Kruja dopo il ritrovamento della sua auto abbandonata. Il corpo della badante è stato scoperto nel Po il 7 giugno del 2016. Si trovava in località Isola Serafini ed era incastrato nella grata di una diga, ma il foro d'uscita del proiettile era ancora visibile nel cranio. L'autopsia ha poi confermato che la donna è stata uccisa con un colpo di pistola alla testa.

Svolta nel caso

Per gli inquirenti che l'omicida sia Vignati è una certezza da un anno e mezzo. Ma il procuratore di Lodi, Domenico Chiaro, ha potuto chiudere le indagini solo nelle scorse ore dopo una lunga trafila giudiziaria. E' stato necessario aspettare che la Cassazione rigettasse il ricorso del difensore del pensionato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Il procuratore ha definito il delitto un femminicidio in piena regola, la badante è stata "giustiziata" e Vignati più volte sentito dagli inquirenti è indicato come un uomo capace di cambiare versione dei fatti e di manipolare la realtà. Comunque fino ad ora l'uomo ha sempre respinto ogni accusa e non ha mai confessato il delitto. Ma, tra le prove contro di lui, c'è la tecnologia Tems in uso ai carabinieri che permette di seguire gli spostamenti di uno smartphone e che ha accertato la presenza dell'ex assessore sul luogo del delitto. Una prova che il gip esporrà lunedì nel corso dell'udienza di convalida del fermo.

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