Non comprate smartphone cinesi perché potreste essere spiati [VIDEO]”: è questo l'allarme lanciato dai servizi segreti americani. L'accusa è rivolta in particolare a due grandi aziende cinesi: Huawei e Zte. Secondo l'intelligence statunitense gli smartphone cinesi sarebbero utilizzati per intercettare telefonate, messaggi, video, audio e traffico internet.

Anche i servizi segreti italiani sono d'accordo con la tesi dell'intelligence americana. E il sospetto del potenziale rischio è presente da diversi anni; nel 2015 Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir, rilasciò un'intervista durante la quale spiegò che “esistono informazioni che alcuni cellulari di marca cinese siano utilizzati per fare attività di spionaggio”.

Usa e Italia contro lo spionaggio cinese

Come abbiamo detto sia gli Stati Uniti sia l'Italia viaggiano all'unisono sulla questione del rischio di spionaggio cinese: questo almeno a parole perchè sul piano operativo le misure di sicurezza adottate sono discordanti.

Cia, Fbi e Nsa si sono schierate tutte contro i due concorrenti dell'americana Apple sostenendo che effettuare acquisti dei prodotti dei colossi hi-tech di Pechino rappresenti una minaccia per la sicurezza. Infatti, negli USA i due maggiori operatori di telecomunicazione At&t e Verizon hanno abbandonato le tecnologie Huawei.

La rottura della collaborazione tra i colossi della telefonia Usa e Huawei è avvenuta lo scorso gennaio quando l'azienda cinese avrebbe dovuto annunciare la cooperazione con At&t per la distribuzione del Mate 10 Pro sul mercato americano, ma l'operatore ha cancellato l'accordo all'ultimo minuto.

Non si può dire la stessa cosa dell'Italia, che nonostante sposi le accuse dei servizi segreti americani sul possibile rischio di spionaggio, non mette in atto nessun tipo di cautela; difatti le reti 4G e 5G viaggiano per gran parte su strumentazioni made in China (proprio a febbraio scorso il comune di Roma ha siglato una partnership con Zte per lo sviluppo della rete 5G).

La difesa di Huawei e Zte

L'azienda cinese Huawei ha subito replicato alle accuse affermando che gli americani con tale attacco mirano ad indebolire l'espansione commerciale della multinazionale cinese. Inoltre, Huawei afferma di poter contare su una notevole posizione di mercato fuori dagli Usa: nell'Europa centrale e orientale i suoi prodotti risultano essere più popolari di quelli della Apple. Continua, poi, replicando che “non ha mai fornito informazioni su individui o organizzazioni ad alcun governo”.

Anche l'azienda cinese Zte si difende spiegando che i suoi smartphone contengono processori e altre componenti prodotte negli Usa e si impegnano a rispettare le leggi degli Stati Uniti.

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