Non sono pochi, negli ultimi anni, i terremoti che sono stati protagonisti delle trasmissioni giornalistiche e al centro di scandali e inchieste riguardanti le costruzioni poco sicure, le avvertenze non tenute in considerazione e il lavoro poco attento dei sindaci dei paesi colpiti.
Ma insieme al dolore per la perdita di persone care e alla sofferenza di vedere le proprie case e le proprie città scomparse e sepolte da grandi mattoni, rimane nei sopravvissuti un senso di vuoto e di terrore; un peso molto difficile da sostenere.
Molto spesso questo peso viene definito Disturbo post-traumatico da Stress.
Ma cos’è il trauma?
In psicologia e psicanalisi il trauma riguarda il turbamento dello stato psichico prodotto da un avvenimento dotato di notevole carica emotiva, solitamente negativa, che produce reazioni conseguenti a livello cognitivo, fisico e comportamentale.
“La causa di sofferenza umana maggiormente elusa, ignorata, sottovalutata, negata, incompresa e non curata. Pur essendo fonte di sofferenza e alterazioni gravi, non è un disturbo o una malattia, ma è l’effetto collaterale di uno stato di coscienza alterato indotto istintivamente.”
Queste sono le parole che Peter A. Levine, autore, medico e psicologo affermato, utilizza per descrivere il significato di trauma.
Questo stato induce l’individuo traumatizzato ad adottare una “modalità di sopravvivenza” caratterizzato da strategie difensive; se non viene sradicato in tempo, può portare alla produzione di sintomi del trauma che possono condizionare la vita dell’individuo in ogni suo singolo aspetto, costringendolo ad adottare misure estreme che influiscono negativamente sulla sua vita sociale, intima e lavorativa, diventando così un fenomeno pervasivo.
Le reazioni al trauma sono soggettive, per questo non esistono due persone che proveranno o manifesteranno le stesse emozioni, o agiranno allo stesso modo: ciò che può essere traumatico per un individuo, può essere stimolante per un altro e viceversa. Inoltre bisogna considerare molte altre variabili come l’età del soggetto, la sua predisposizione genetica, il suo temperamento, la storia del trauma, e le caratteristiche sociali, culturali e personali.
Non esiste per questo una definizione unica tale da soddisfare tutte le tipologie di trauma, ma sappiamo che non è l’evento in se ad essere traumatico, ma la percezione individuale e la propria capacità di reazione all’evento.
L’impatto delle esperienze traumatiche sugli individui, in particolare su chi è già predisposto a un disturbo post-traumatico da stress è riassunta in una equazione, che vede la reazione del soggetto come il prodotto di due variabili fondamentali:
R = M X S
dove,
R=risposta
M=magnitudo dell’evento
S=soggettività
L’evento può generare varie emozioni come paura, rabbia, timore, ansia, e questi stati fisiologici portano il soggetto a reagire; le conseguenze dell’evento traumatico si riscontrano quindi a livello emotivo, cerebrale e ormonale.
Questa soluzione evidenzia l’importanza dell’influenza sia di fattori individuali e personali, che dell’ambiente e delle circostanze; infatti, la reazione è dovuta all’unione di fattori sia interni che esterni.
E’ necessaria però una distinzione tra trauma e stress: quest’ultimo è un fenomeno complesso e non esiste tutt’ora una definizione chiara e unica. La sua accezione spesso è negativa, ma viene definita come una reazione di adattamento per ristabilire l’equilibrio e la sua attivazione avviene sia a livello fisiologico che comportamentale. Quando gli stimoli stressanti e le minacce perdurano molto a lungo, lo stress diventa negativo e si trasforma in trauma.
Il trauma, invece può derivare da due tipi di stressor (in psicologia lo stressor è uno stimolo di diversa natura che induce l’organismo e la psiche ad una condizione di stress):
- Eventi di vita, positivi o negativi che sono legati a cambiamenti decisivi nella vita e che richiedono una condizione di adattamento; di solito riguardano un lutto, lesioni, minacce alla vita propria e altrui.
- Sequenze di microtraumi, piccole e reiterate seccature che a lungo termine influiscono sulla condizione del soggetto.
Quando l’individuo è esposto a situazioni stressanti le conseguenze sull’organismo sono a breve termine, tale che l’effetto dello stimolo stressante ( lo stressor) termina quando cessa lo stimolo; il trauma invece riguarda la reazione all’evento che interrompe la continuità, un’esperienza che riguarda la minaccia alla propria vita o a quella delle persone a lui care, senza possibilità di fronteggiarla o superarla, e i suoi effetti sono a lungo termine.
Il trauma, quindi, è una sostanziale frattura che se prolungata nel tempo conduce al Disturbo post-traumatico da stress.
Quali persone sono più predisposte a sviluppare un PTSD? Quali sono le caratteristiche di questo disturbo nel caso di bambini sopravvissuti ad un terremoto?
I soggetti più a rischio sono quelli che hanno vissuto esperienze traumatiche intense dal punto di vista emotivo e che si sono trovati in pericolo di vita, o hanno vissuto violenze estreme in cui hanno perso una o più figure importanti per la loro vita; inoltre, chi ha avuto già in precedenza problemi psichiatrici o problemi coniugali e familiari.
L’insorgenza del disturbo post-traumatico spesso non è immediato all’esposizione al trauma: insorge conseguentemente a un fattore traumatico esterno che la persona ha vissuto o a cui ha assistito e può intervenire a distanza di tempo dall’evento e la sua durata può variare da un mese alla cronicità.
E’ stato notato come una percentuale fra il 40% e il 75% della popolazione generale è esposta ad esperienze traumatiche nel corso della vita; quando queste esperienze diventano estremamente traumatiche possono condurre a un disturbo post-traumatico e la percentuale di tali soggetti si aggira all’incirca intorno al 14%. Inoltre, le donne hanno un disturbo a lungo termine in percentuale maggiore rispetto agli uomini (20% vs 8%).
La fenomenologia dei ricordi traumatici riguarda quindi emozioni, ricordi somatici, iperassociazione, dissociazione, intrusività, difficoltà d’accesso ai ricordi, amnesia, evitamento, repressione, memorizzazione assente o alterata, falsi ricordi o sovrastima della traumaticità degli eventi.
Tutti questi sintomi evidenziano quanto grave può diventare un disturbo post-traumatico conducendo l’individuo a percepirsi dissociato da se stesso o dal mondo. I disturbi legati alla memoria possono riguardare le alterazioni organiche che si rivelano nel fallimento del recupero della memoria,.
Non è raro infatti notare come la memoria dei sopravvissuti viene distorta dal trauma, dimenticando informazioni importanti o anche producendo falsi ricordi.
I sintomi più comuni riportati dalle vittime sono:
- Pensieri intrusivi simili ad ossessioni: come per esempio rivivere l’evento, sognarlo o sperimentare flashback. Questi sintomi spesso si associano anche a disturbi del sonno che costringono l’individuo a ripensare o rivivere l’evento che è passato, ma che potrebbe ripresentarsi.
- Boato: tutto ciò che riguarda il rumore e gli aspetti sensoriali; molti bambini sviluppano iper-sensorialità diventando vulnerabili a tutto ciò che dal punto di vista, soprattutto uditivo e visivo riconduce al ricordo dell’evento traumatico come il terremoto, in questo caso.
- Evitamento: dovuto non alla volontà del soggetto di non volersi esprimere, ma perché non riesce a mettersi in contatto con la paura che è imprigionata dentro di sé;
- Iper-arousal: anche con stimoli insignificanti e non riconducibili alla scossa, l’individuo è maggiormente esposto a sperimentare paura e spavento.
Altri sintomi riguardano l’umore depresso e il senso di abbandono e solitudine che si sviluppa quando, ritornati alla normalità, l’evento traumatico non viene più considerato dai media o dalla comunità e i soggetti si sentono trascurati e messi davanti ad una realtà che non riescono ad affrontare da soli.
Un disastro naturale di questo tipo ha un forte impatto sulla salute fisica e psichica di bambini e adolescenti colpiti, facendo sì che il rischio di sviluppare sia disturbi internalizzanti che esternalizzanti aumenti.
Su chi intervenire, quindi? Necessita un supporto chi ha vissuto l’evento, la famiglia, chi non era lì fisicamente ma avrebbe potuto esserci ( “se ci fossi stato io al posto di”) e soccorritori e forze dell’ordine, che spesso si trovano a vivere e a lavorare in condizioni tragiche, di stanchezza fisica ed emotivamente scossi.
E’ importante che chiunque abbia vissuto esperienze del genere conosca questo tipo di disturbo o ne sappia riconoscere i primi sintomi; prevenirli o riconoscerli in tempo permette di non sviluppare una condizione che può solo pesare ancora di più sulla vita di persone che hanno già perso molto, ma che non possono perdere anche se stessi.