Donald Trump incontrerà dunque il dittatore nordcoreano Kim Jong-un? Fino a questo momento siamo fermi all'invito giunto da Pyongyang ed al presidente degli Stati Uniti che, dopo qualche dichiarazione contraddittoria, ha reso noto di fidarsi della controparte in merito all'impegno di non procedere con nuove provocazioni missilistiche in questi mesi che precedono l'atteso bilaterale. Visto che Kim ha messo in quarantena i suoi missili, Trump ha ben pensato di sfoderarne qualcuno dei suoi, silurando il segretario di Stato, Rex Tillerson, con il quale il rapporto non era mai stato idilliaco e nominando a capo della diplomazia USA nientepopodimeno che Mike Pompeo.
Il direttore della CIA è un noto 'falco' che, certamente, è in linea con Trump su alcune decisioni clamorose e sinceramente sconsiderate. Pompeo è favorevole tanto al riconoscimento di Gerusalemme capitale d'Israele, provvedimento unilaterale bocciato a larga maggioranza dall'ONU, quanto alla 'rottamazione' da parte statunitense dell'intesa sul nucleare con l'Iran, sebbene gli altri partner siano totalmente in disaccordo. La Casa Bianca si aspetta pertanto la stessa 'devozione' alla linea presidenziale su quelli che saranno i negoziati con la Corea del Nord. Un dialogo che non è ancora iniziato e che, secondo il Washington Post, parte malissimo. L'autorevole quotidiano cita almeno sette gravi errori strategici che rischiano di portare l'America ad un clamoroso fiasco in un faccia a faccia con lo spregiudicato leader asiatico.
La cattiva strategia di Trump secondo il Washington Post
Per il WP, tanto per iniziare, è stata una grave imprudenza concedere un incontro presidenziale alla Corea del Nord in maniera 'gratuita', senza strappare quantomeno la promessa che Kim provvederà ad avviare ciò che Washington vuole: la denuclearizzazione del suo arsenale. I continui 'terremoti' in seno alla sua amministrazione, oltretutto, non gli danno un'immagine di estrema solidità e compattezza dinanzi al leader nordcoreano ed il benservito a Tillerson ha tolto di mezzo colui che, in realtà, è il principale fautore di questo incontro. L'ormai ex segretario di Stato ha tenuto in piedi la diplomazia quando Trump, con le sue dichiarazioni fuori luogo, ha rischiato di distruggere tutto.
Il licenziamento di Tillerson, l'ennesimo in seno al suo staff in poco più di un anno dal suo insediamento, è il secondo grave errore del presidente USA. Secondo il Washington Post è poi sbagliato costruire il summit con Pyongyang in formato bilaterale: sarebbe stato il caso di invitare altri Paesi al tavolo così come accaduto con l'Iran. Nello specifico, la presenza della Cina potrebbe essere fondamentale.
Il precedente iraniano rende l'America inaffidabile
Quarta cattiva strategia è quella di puntare alla denuclearizzazione totale e permanente del piccolo Stato comunista: difficile che Kim accetti un'imposizione del genere. Teoricamente è un processo lungo che va fatto in piccoli passi, certamente l'accettazione passiva di Pyongyang farebbe passare Trump come una sorta di genio della politica internazionale, ma abbiamo seri motivi di dubitare che ciò accada.
Anche perché Kim Jong-un avrebbe valide argomentazioni per non fidarsi di Washington alla luce del modo in cui è stato screditato l'accordo sul nucleare con l'Iran sottoscritto a suo tempo da Barack Obama: gettare al macero l'intesa con Teheran è il quinto errore, il più grave di tutti. Ad ogni modo, per avviare un negoziato di questa portata, sarebbe opportuno avere un team diplomatico degno di questo nome. Trump oggi si affida a Mike Pompeo che non ha alcuna esperienza in negoziati internazionali e di fatto il Washington Post torna a ribadire che è stato messo fuori gioco Rex Tillerson che aveva rivelato indubbie capacità in tal senso. Allo stato attuale, in realtà, la Casa Bianca non ha neppure un ambasciatore in Corea del Sud.
Il WP ipotizza dunque la nomina di un diplomatico di prim'ordine che abbia autorevolezza nel guidare il processo negoziale, una sorta di inviato speciale nella penisola coreana. Vengono azzardati i nomi dell'ex consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley o dell'ex ambasciatore Chris Hill. Ma si tratta di suggerimenti: l'impressione è che sarà Donald Trump in persona, con il supporto del suo nuovo segretario di Stato, a condurre il dialogo ed anche qui viene rilevato un grave errore strategico, il settimo ed ultimo della serie. Avviare subito un bilaterale a livello presidenziale, infatti, viene definito inpportuno; in passato, i presidenti americani che si sono trovati per le mani incontri 'scottanti' come questo, hanno autorizzato i propri funzionari a trattare per loro conto al semplice scopo di fornire un quadro esatto della situazione prima del coinvolgimento del loro capo.
Se il bilaterale fallisce...
Naturalmente il Washington Post puntualizza che a ciascuno di questi errori si può porre rimedio, considerato che nessun incontro è stato ancora fissato e che il tempo gioca a favore dell'amministrazione Trump per oliare al meglio la macchina diplomatica. Ma alla luce delle premesse e dei precedenti in altre questioni come Siria, Palestina o Iran, è evidente che l'arte della diplomazia internazionale non sia il punto forte dell'attuale presidente degli Stati Uniti. Il bilaterale USA-Corea del Nord, alla luce soprattutto del ritrovato dialogo di quest'ultima con la Corea del Sud, viene visto con occhi speranzosi da tutto il mondo, ma è anche un'ultima spiaggia proprio per il coinvolgimento diretto delle più alte cariche dei due Stati.
Se dovesse fallire, lo spettro al momento dormiente di una guerra tornerebbe a manifestarsi in tutta la sua minacciosa presenza e sarebbe difficile trovare altre alternative. Da qui al prossimo mese di maggio, periodo ipotetico del confronto, il mondo dovrà confidare in un approccio prudente di Trump per allontanare il citato spettro. Dunque, non dormiamo affatto sonni tranquilli.