Kim Jong-un e Donald Trump, dopo un anno di reciproche accuse e di minacce che avevano assunto toni talvolta ridicoli, si incontreranno in un bilaterale che si annuncia già da ora come l'evento politico mondiale del 2018. Un evento che riscrive la Storia: non è mai accaduto, infatti, che un presidente americano in carica ed un leader nordcoreano si siano personalmente incontrati. Ma stavolta non si tratta di indiscrezioni, l'invito è stato inviato personalmente dal dittatore di Pyongyang, la cui delegazione ha recapitato una lettera alla Casa Bianca.

La lettera ed il tweet

Alla fine di aprile, come noto, Kim Jong-un riceverà la visita del presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in. Nei giorni successivi, entro la fine di maggio stando al contenuto della missiva che è stata recapitata a Washington, il capo di Stato della Corea del Nord si è impegnato ad incontrare Donald Trump, fermando di fatto gli esperimenti nucleari ed i test missilistici. "Sono pronto ad incontrarlo - è il commento del presidente degli Stati Uniti in un tweet - ma le sanzioni resteranno fino al giorno in cui il regime non accetterà di denuclearizzare".

Gli accordi del 1994

La guerra fredda tra Stati Uniti e Corea del Nord è proseguita per decenni, dopo l'armistizio che pose fine alla Guerra di Corea negli anni '50. L'unico avvicinamento tra i due Paesi è quello del 1994, anche se nella circostanza il presidente americano Bill Clinton ed il leader nordcoreano Kim Jong-il, padre di Kim Jong-un, non si erano personalmente incontrati. Allora come oggi, i rapporti tra le due Coree si erano decisamente distesi e per la prima volta Pyongyang accettò di sedere allo stesso tavolo con i rappresentanti di Washington per parlare di denuclearizzazione.

L'intesa, nota come 'Accordo Quadro', non ebbe una lunga durata e fu caratterizzata da un'esistenza travagliata alla luce di frequenti accuse di 'mancato rispetto' arrivate da Washington. Nel 2003, quando sulla poltrona della Casa Bianca sedeva George W. Bush, il governo del piccolo Stato comunista informò la controparte della fuoriuscita dall'accordo con effetto immediato.

Un abile disegno politico

Si concretizzano, pertanto, una serie di teorie che gli analisti politici internazionali hanno elaborato in questi mesi.

Nel suo ultimo test missilistico Kim Jong-un aveva annunciato al mondo di aver realizzato la sua 'arma finale', quella in grado di colpire il territorio americano con una testata nucleare. In tanti avevano pensato che la Corea del Nord non sarebbe andata oltre ed avrebbe deciso, nell'immediato futuro, tempi e modi per un possibile dialogo. Il possesso accertato di un missile balistico intercontinentale di rilevante potenza avrebbe dato al regime una carta da giocare nell'ambito di eventuali colloqui con lo storico nemico.

L'occasione per innescare una 'reazione a catena', per fortuna di quelle positive, è arrivata dalle Olimpiadi invernali. Lo scorso Capodanno, Kim Jong-un ha annunciato l'intenzione di partecipare ai Giochi e da lì si è arrivati addirittura alla sfilata mista delle delegazioni di atleti dei due Paesi nel corso della cerimonia d'apertura, ad un'unica squadra di hockey femminile e, soprattutto, alla presenza nei primi giorni dell'evento di un componente della famiglia di Kim in Corea del Sud, cosa che non era mai accaduta in settant'anni.

Nella circostanza era intervenuta alla cerimonia inaugurale Kim Yo-jong, sorella minore del leader, certamente tra i dirigenti politici più influenti del Paese. Con la sua educazione, i suoi modi gentili ed i suoi sorrisi, la giovane donna aveva letteralmente conquistato tutti. Secondo alcune indiscrezioni, la stessa Kim Yo-jong potrebbe ora fare da 'apripista' ai futuri colloqui del fratello con il presidente degli Stati Uniti. Sarebbe infatti pronta a recarsi a Washington nei prossimi mesi ed anche in questo caso si tratterebbe di un evento storico.

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